03 Aprile 2026 - 14:41:17

di Vanni Biordi

C’è un paradosso che L’Aquila conosce bene e che molti faticano a vedere: in questa città si può avere tutto il denaro del mondo e non riuscire a comprare un mattone. Non per mancanza di volontà. Per mancanza di strumenti. E gli strumenti, in Italia, si chiamano decreti attuativi.

È Paolo Romano, consigliere comunale di L’Aquila Nuova, a sollevare con forza la questione, puntando il dito contro quella che definisce una distanza insostenibile tra gli annunci e la realtà del cantiere.

Il sindaco Pierluigi Biondi ha annunciato un miliardo di euro destinato alla ricostruzione post-sisma 2009. La notizia è rimbalzata sulle TV, sui social, nei comunicati, nei salotti della politica locale. Eppure chi lavora davvero nel settore, imprenditori edili, tecnici, progettisti, proprietari che abitano ancora in case provvisorie a sedici anni dal sisma, non ha festeggiato. «Perché sa come funziona», attacca Romano: «i soldi annunciati non sono soldi spesi. E i soldi stanziati non sono soldi liquidati».

La legge di stabilità è intervenuta per creare un meccanismo di contributo aggiuntivo integrato alla ricostruzione, pensato per sostituire il superbonus nella zona del cratere 2009. Un’operazione tecnicamente corretta, politicamente apprezzabile. «Peccato», sottolinea Romano, «che nel cratere 2009 non si sia visto ancora mezzo risultato concreto, perché mancano i decreti attuativi in capo agli Uffici Speciali». La macchina è accesa, il serbatoio è pieno, ma nessuno ha messo la marcia.

Il confronto con il cratere 2016 è, secondo il consigliere, impietoso e istruttivo. Per il sisma di Amatrice e dintorni si sono costruite negli anni reti di assistenza, procedure specifiche, aggiornamenti periodici ai costi parametrici. Per il sisma del 2009, il più vecchio, il più dimenticato, mancano ancora linee guida applicative chiare e un aggiornamento dei costi che tenga conto dell’inflazione edilizia, esplosa dopo il 2022 e dopo la recente crisi in Medio Oriente. Un operaio che lavora oggi non costa come uno del 2009. Un sacco di cemento nemmeno. Ma i parametri di riferimento sembrano congelati in quell’anno.

C’è poi una vicenda che Romano cita come emblematica del clima che si respira. Il Comune dell’Aquila ha deciso di cambiare software di ragioneria, una scelta amministrativa che ha messo in ginocchio, tra gli altri, il settore dei contributi sisma. Il cambio di sistema ha rallentato le liquidazioni dei SAL, gli stati di avanzamento lavori che rappresentano l’ossigeno finanziario delle imprese in cantiere. Il risultato è che ci sono ritardi nei pagamenti, imprese in difficoltà di liquidità e lavori che rischiano di fermarsi.

«Di questo il sindaco non parla», accusa Romano. «Annuncia il miliardo, tace sul software». E non è tutto: Biondi non avrebbe convocato la commissione richiesta dal Partito Democratico, quella in cui si sarebbe dovuta ascoltare l’ANCE, l’associazione dei costruttori edili, né comunicato le risultanze dell’incontro con il prefetto, che pure aveva annunciato. «Il silenzio, in politica, non è mai neutro».

Per Romano, quello che manca non è il denaro. Quello che manca è la capacità di trasformare il denaro in azione. La sua richiesta è precisa: decreti attuativi immediati, linee guida aggiornate e costi parametrici allineati al mercato reale, una struttura procedurale per il cratere 2009 analoga a quella costruita per il 2016, una riflessione seria sul software di ragioneria che sta bloccando i pagamenti e la convocazione di quella commissione, per dare voce alle imprese e ascoltare chi costruisce, non solo chi annuncia.

«L’urgenza non è retorica», conclude il consigliere Romano. I tempi che vengono si preannunciano difficili, le imprese piccole non reggono l’attesa, i tecnici si spostano verso cantieri più rapidi, i proprietari di immobili inagibili invecchiano aspettando. Ogni mese perso non è tempo, è capitale umano che si disperde. È L’Aquila che si svuota in silenzio, mattone per mattone, mentre viene annunciato un miliardo per la Ricostruzione, da qui al 2029.