06 Aprile 2026 - 12:40:13
di Vanni Biordi
Diciassette anni. Tanti ne sono trascorsi dal sisma che nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2009 rase al suolo trecento anni di storia aquilana e spezzò 309 vite. Eppure in certe scuole della città, ogni mattina, gli studenti varcano ancora la soglia di strutture modulari pensate come rimedio d’emergenza e mai smantellate. Si chiamano MUSP: Moduli ad Uso Scolastico Provvisorio. Il nome porta ancora la parola “provvisorio”. La realtà no.
«Non è più accettabile che migliaia di studenti continuino a frequentare strutture provvisorie nate per l’emergenza e diventate permanenti. La sicurezza, il diritto allo studio e la qualità degli spazi educativi devono tornare al centro dell’agenda pubblica, così come la trasparenza sui dati e l’accelerazione della ricostruzione. Su questo, come Giovani Democratici, chiediamo un impegno immediato e verificabile da parte di tutte le istituzioni.» dice Saverio Gileno, segretario regionale dei Giovani Democratici d’Abruzzo
Sabato 4 aprile, l’Assemblea regionale dei Giovani Democratici d’Abruzzo si è riunita proprio all’Aquila. Una scelta di luogo che non è simbolica per caso, è simbolica per calcolo. Perché il simbolo, quando è onesto, fa più rumore di qualsiasi dichiarazione. E il messaggio che i GD abruzzesi hanno voluto mandare ha il nitore di chi sa che le parole, senza radici nei fatti, si disperdono nel vento del Gran Sasso.
La memoria non è un rito se produce conseguenze. Diventa rito quando si ferma alla corona di fiori. Il nodo concettuale che i giovani democratici pongono al centro del loro documento è più sottile di quanto sembri in prima lettura. Non è una denuncia generica sulla lentezza della ricostruzione, tema logorante e ormai abusato. È qualcosa di più preciso, è la differenza tra il ricordare e il decidere. La memoria, sostengono, «non può essere un rito vuoto, ma deve tradursi in responsabilità e cambiamento». Una frase che sembra retorica ma nasconde una trappola logica vera perché ogni anno in cui i MUSP restano al loro posto è la prova documentale che quella frase è rimasta disattesa. I dati, che il documento chiede vengano resi trasparenti, non mentono. Le strutture provvisorie sì, almeno nel loro nome.
C’è poi una dimensione generazionale che sarebbe miope ignorare. Chi oggi frequenta quei moduli scolastici aveva due, tre anni quando il terremoto colpì. Non ha memoria personale di quella notte. Eppure abita ogni giorno le sue conseguenze. È una forma di danno posticipato che sfugge alle statistiche: non si misura in crolli, si misura in diritti di studio compressi, in ambienti che comunicano, anche inconsciamente, precarietà come condizione normale. L’architettura educa. E un modulo provvisorio insegna che il provvisorio può durare per sempre.
«È dall’Aquila che prende avvio quella che abbiamo definito una nuova primavera», sostengono Saverio Gileno e Flavia Cantoro, segretario e presidente dei GD Abruzzo. L’assemblea non si è limitata alla memoria. Ha voluto anche proiettare un asse politico concreto, le prossime elezioni amministrative di Chieti, con il sostegno alle candidature di Aurora Bruno e Andrea Di Muzio, vengono presentate come il primo campo d’applicazione di questa «nuova primavera» politica. Chieti come laboratorio. L’Aquila come radice. È una geometria narrativa che funziona, a patto che le elezioni producano poi risultati coerenti con le premesse enunciate sotto le macerie ancora visibili del capoluogo abruzzese.
Restano aperti, e non per caso non vengono elusi, i temi strutturali che ogni giovane abruzzese porta nella tasca insieme al telefono: il trasporto pubblico regionale, tra i più fragili del Centro-Sud; il lavoro, che per i sotto-trentacinque anni continua a significare spesso fuga o sottoccupazione; il voto fuorisede, una questione di democrazia elementare che il Parlamento ancora non ha risolto con piena soddisfazione. Sono temi che esistono altrove, ma all’Aquila pesano di più: in una città che ha già perso una generazione alla mobilità forzata post-sisma, perderne un’altra alla diaspora economica non è una statistica. È una sconfitta definitiva.
La nuova primavera evocata dal documento è una metafora bella e pericolosa insieme. Bella perché funziona, richiama rinascita, energia, futuro. Pericolosa perché la primavera, per definizione, passa. Ciò che conta è quello che cresce dopo. Per L’Aquila, e per l’Abruzzo dei giovani, la stagione del dichiarare è abbondantemente finita. Quella del costruire, mattone su mattone, norma su norma, diritto su diritto, regola su regola, è ancora in ritardo di diciassette anni.
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