08 Aprile 2026 - 18:11:55

di Vanni Biordi

A diciassette anni dal sisma del 6 aprile 2009, il cratere aquilano, 57 Comuni tra L’Aquila e dintorni, mostra un avanzamento della ricostruzione privata all’77%, mentre quella pubblica-scolastica stenta al 50%. Eppure, dietro i numeri, si staglia un territorio ferito da spopolamento cronico, marginalità economica e un divario tra centro storico e periferie che si allarga come una frattura tellurica. L’urgenza è palpabile, senza una visione complessiva, il riscatto resta un miraggio.

Il tema è stato al centro di un convegno ospitato dalla sede della Cgil dell’Aquila.

«Il liberismo giustifica l’egoismo», ammoniva Bruno Corvi, alizanese e costituente, citato nei verbali dell’Assemblea dal segretario provinciale della Cgil Francesco Marrelli ad inizio lavori, invocando pianificazione contro disuguaglianze.

Oggi, quel monito riecheggia nei masterplan incompiuti e nei “progetto Case” che isolano anziché integrare. Il cratere sismico aquilano patisce le ferite del liberismo sfrenato, che genera “disuguaglianze e marginalità” come avverte l’analisi di Marrelli ispirata a Corvi. Basti il rapporto tra periferia e centro. Il primo decade, il secondo si nobilita, lasciando scuole fatiscenti e servizi al collasso. Incentivi come il CSA di Invitalia, per eccellenze locali, o aiuti post-Covid non bastano perchè sono cerotti su un corpo esausto.

«Il terremoto ha sconvolto l’impianto urbanistico della città – ha spiegato l’architetto Daniele Iacovone. I tentativi di fare i piani regolatori sono stati tanti, tutti non arrivati a buon fine, neanche quello intrapreso da me. Gli obiettivi del piano erano quelli di riunificare il diradamento che si è venuto a creare nella comunità, che prima aveva dei luoghi fisici in cui si riconosceva come identità e anche come luogo di appartenenza e di frequentazione. Questi sono sia il centro del capoluogo, sia i centri minori. Il piano li ha chiamati erroneamente “frazioni”, ma in realtà sono dei centri storici minori e L’Aquila ne ha 44. Quelle identità oggi sono state sostituite dai Progetti Case e dai Map. Quindi, il tentativo di chi pianifica deve essere quello di ricondurre ad un’unità. L’identità sta nei luoghi dove si abita, ma anche neui luoghi naturali che circondano il territorio».

«Se non mettiamo un freno alle spinte ultraliberiste, accadrà l’irreparabile», tuona il segretario Marrelli, legando articoli 41-42 della Costituzione a un’economia pianificata. Il contesto sociale grida uguaglianza. 17 anni di aiuti frammentati non hanno fermato l’emorragia demografica né ridato fiato a PMI e agroalimentare. Una visione complessiva impone partecipazione e giustizia sociale, contrapposte al mercato che regola tutto. Progetti da 200 milioni, turismo, banda ultralarga, startup, sono in corso, ma necessitano di un timone unico per attrarre investimenti innovativi. L’USRC punta al completamento, ma senza integrazione tra ricostruzione e sviluppo, il cratere resterà un simbolo di resilienza incompiuta. Il riscatto richiede coraggio. Si devono superare egoismi locali, abbracciare la pianificazione corviana.

Altrimenti, come nella “Città del diavolo giallo”, ci abitueremo tranquillamente a ciò che ci uccide. Il tempo stringe, il Cratere aquilano attende.