13 Aprile 2026 - 10:09:25
di Marianna Galeota
«Non è più un’emergenza, ma è una sfida gestionale. Mentre il resto del mondo corre verso nuove sensibilità e tutele legali per i diritti degli animali, il territorio Marsicano, della Valle Peligna e della Valle Roveto sembra rimasto bloccato in un passato arcaico e crudele».
Lo scrivono in una nota le associazioni Adotta Anime Randagie Trasacco odv e Animali Alla Riscossa odv, Amici animali L’aquila odv e Oipa L’aquila (Nancy Carusi, Gabriella Miglietta, Rosita carradori ed Elisa Centi), associazioni del (CAVAA) Coordinamento Associazioni Volontari Abruzzesi animali e Ambiente e i volontari del territorio.
Le associazioni sottolineando come randagismo ed il vagantismo abituale di cani padronali non registrati liberi di riprodursi non accennino a diminuire: al contrario, stanno divorando le risorse, la pazienza e il cuore di chi, ogni giorno, si trova in prima linea.
«Ogni giorno la cronaca locale si arricchisce di capitoli desolanti: decine di cuccioli abbandonati, cani adulti che vagano lungo le arterie stradali e le campagne e una popolazione felina ormai fuori controllo. Animali rinvenuti feriti, agonizzanti o letteralmente ridotti “pelle e ossa”, testimonianza silenziosa di un abbandono che confina con la crudeltà», aggiungono.
Le associazioni di volontariato, ormai allo stremo delle forze e dei fondi, lanciano ancora un appello: «è necessaria una strategia risolutiva. La situazione è diventata insostenibile. Non possiamo continuare a svuotare il mare con un cucchiaino. Recuperare l’animale è l’ultimo anello di una catena che si è spezzata all’origine»
Le richieste alla politica e alle autorità sanitarie sono chiare e non più procrastinabili: «verifica sistematica dei microchip sui cani di proprietà, specialmente nelle zone rurali e montane; campagne massicce di sterilizzazione gratuita o agevolata per evitare la nascita di cucciolate indesiderate che finiscono puntualmente in strada; applicazione rigorosa delle leggi contro l’abbandono e il maltrattamento».
«Essere indietro anni luce non è solo un’iperbole accademica, è la realtà di una terra che fatica a evolversi
culturalmente, dove la gestione degli animali è ancora vista come un fastidio burocratico piuttosto che
come un segno di civiltà. La comunità non può più restare a guardare. Senza un intervento coordinato tra istituzioni, forze dell’ordine, associazioni e cittadinanza, il territorio continuerà a essere il teatro di una sofferenza che non fa onore a nessuno», concludono i volontari.
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