13 Aprile 2026 - 16:21:15

di Martina Colabianchi

Il caro carburante e l’impennata dei costi energetici, aggravati dalla guerra in Medio Oriente, stanno mettendo a dura prova la tenuta delle imprese del territorio.

L’allarme è lanciato dalla categoria edilizia della Confartigianato Imprese dell’Aquila, che pone l’accento sulle conseguenze che l’aumento dei costi energetici, dovuto al blocco o al rallentamento dei traffici nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso, sta già facendo riscontrare sul settore delle costruzioni.

Negli ultimi mesi, infatti, l’escalation del conflitto nell’area del Golfo ha prodotto effetti immediati sui mercati internazionali dell’energia. Il prezzo del petrolio ha superato soglie critiche e quello del gas ha registrato aumenti significativi, mentre i carburanti alla pompa hanno subito rincari sensibili. Secondo recenti analisi, il gasolio ha ampiamente superato i 2 euro al litro, con incrementi fino al 19% rispetto al periodo precedente allo scoppio delle tensioni.

Parallelamente, l’impatto sull’economia italiana è già tangibile: il caro carburanti costa circa 150 milioni di euro a settimana, con ricadute su trasporti, turismo e consumi.

L’aumento dei costi energetici si riflette direttamente sui materiali da costruzione – come cemento, acciaio, vetro e ceramiche – tutti fortemente energivori. Le tensioni geopolitiche stanno inoltre compromettendo le catene di approvvigionamento, con il rischio di carenze di materie prime e ulteriori rincari.

In questo contesto, le imprese edilizie si trovano a operare con margini sempre più ridotti, mentre cresce la difficoltà nel programmare investimenti e cantieri. L’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni di gas e petrolio, risulta particolarmente esposta a queste dinamiche.

«Le nostre imprese stanno affrontando una situazione estremamente critica», dichiara il presidente della categoria edilizia di Confartigianato L’Aquila, Diego Alessandri. «Il rincaro di carburanti ed energia incide su tutta la filiera: dai trasporti dei materiali fino alla realizzazione delle opere. In molti casi i costi sono diventati insostenibili e rischiano di bloccare i cantieri».

Alessandri sottolinea inoltre come l’instabilità dei prezzi renda difficile anche la pianificazione: «Le imprese lavorano senza certezze, con preventivi che diventano obsoleti nel giro di poche settimane».

A rafforzare l’allarme è anche il presidente di Confartigianato L’Aquila, Angelo Taffo: «Serve un intervento immediato per sostenere le piccole e medie imprese. Il rischio concreto è quello di una frenata dell’intero comparto edilizio, con effetti a catena sull’occupazione e sull’economia locale».

Taffo evidenzia la necessità di misure straordinarie: «Occorre agire sul contenimento dei costi energetici, contrastare eventuali speculazioni e garantire liquidità alle imprese. Senza interventi rapidi, molte realtà potrebbero trovarsi costrette a ridurre o sospendere le attività».

Le prospettive restano legate all’evoluzione del conflitto. Anche in caso di un’ipotetica tregua futura, gli effetti sui prezzi potrebbero protrarsi per mesi, rallentando la ripresa economica e incidendo su investimenti e consumi.

Nel frattempo, dal territorio aquilano arriva un segnale chiaro: il sistema produttivo chiede risposte concrete per affrontare una crisi che, da geopolitica, si è ormai trasformata in emergenza economica quotidiana.