13 Aprile 2026 - 17:00:29
di Martina Colabianchi
La riapertura del Teatro San Filippo, attesa da diciassette anni, si trasforma in un caso politico.
A sollevare il velo su quello che definisce un «atto di arroganza» è il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, che punta il dito contro il Comune dell’Aquila e il FEC (Fondo Edifici di Culto) per il rifiuto di apporre una targa commemorativa dedicata ai fondatori dello spazio.
Al centro della contesa c’è il riconoscimento per Maria Cristina Giambruno, Antonio Centofanti e Antonio Massena. Furono loro, negli anni ’70, a trasformare una chiesa sconsacrata in una «scatola magica» d’avanguardia, dando vita all’esperienza de L’Uovo.
«Oggi accade qualcosa di assurdo», incalza Pietrucci. «C’è una targa, proposta da Antonio Massena, che racconta semplicemente una verità storica: un vanto per la nostra città. Nonostante il parere favorevole della Soprintendenza, il Comune e il FEC si oppongono. Negare questo riconoscimento non è solo un atto politico, ma un peccato d’ingratitudine che ferisce tutta la città, senza distinzioni di colore».
L’affondo di Pietrucci tocca le corde dell’identità cittadina. Negli anni della polvere, quella visione «folle e meravigliosa» portò L’Aquila nel mondo, anticipando di mezzo secolo quel ruolo di Capitale della Cultura che la città vestirà ufficialmente nel 2026.
«Per loro il San Filippo è stato come un figlio, nutrito d’arte e difeso con sacrifici personali immensi», ricorda il consigliere. «Tra quelle mura è passata la storia del teatro italiano solo perché qualcuno aveva costruito il ponte per farla arrivare fin qui. Un teatro senza memoria è solo una scenografia vuota, una scatola senza anima».
«L’Aquila è Capitale della Cultura 2026. Ma come possiamo esserlo se non abbiamo il coraggio di onorare chi la cultura l’ha costruita in questa città? 𝐂𝐡𝐢𝐞𝐝𝐨 𝐚𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐞 𝐚𝐥 𝐅𝐄𝐂: 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐭𝐞 𝐮𝐧 𝐬𝐮𝐬𝐬𝐮𝐥𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐠𝐧𝐢𝐭𝐚̀. 𝐍𝐨𝐧 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐭𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐫𝐢𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐬𝐢𝐚 𝐦𝐚𝐜𝐜𝐡𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐫𝐨𝐠𝐚𝐧𝐳𝐚! Dimostriamo di essere una città matura, capace di onorare chi ha costruito la nostra identità. 𝐑𝐞𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐥 𝐒𝐚𝐧 𝐅𝐢𝐥𝐢𝐩𝐩𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐮𝐧 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐮𝐫𝐨, 𝐦𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐦𝐞 𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐠𝐧𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐮𝐨𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢!», ha concluso il consigliere regionale.
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