14 Aprile 2026 - 11:49:41
di Vanni Biordi
«Abbiamo a disposizione circa 2 miliardi di euro per completare il processo di ricostruzione, di cui una parte rilevante nei prossimi due anni: è fondamentale impiegare queste risorse in modo rapido ed efficace».
Lo ha detto il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio a margine del tavolo in prefettura convocato e presieduto dal coordinatore della Struttura di Missione Sisma 2009, Mario Fiorentino, e ospitato dal prefetto dell’Aquila Vito Cusumano, che ha riunito nella stessa stanza la Regione Abruzzo, il Comune dell’Aquila, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Ministero della Cultura, l’amministrazione provinciale, i sindaci dei Comuni del Cratere e delle aree omogenee, l’Università degli Studi dell’Aquila, l’Asl, l’Ater, l’Asp e i titolari degli Uffici Speciali per la Ricostruzione dell’Aquila e dei Comuni del Cratere.
Una chiesa prioritaria per ogni Comune del Cratere è quanto chiesto alle amministrazioni comunali per accelerare la ricostruzione degli edifici di culto, ferma al palo, in moltissimi casi, dal sisma del 2009.
Diciassette anni sono un’eternità, ma anche il tempo minimo che la storia concede alle ferite più profonde per cominciare, davvero, a rimarginarsi.
L’Aquila, il 6 aprile 2009, fu devastata da un sisma che non distrusse soltanto edifici e strade: azzerò certezze, spezzò comunità e lasciò sospesa nel vuoto un’intera città. Oggi, nella sede prefettizia, l’Italia istituzionale ha scelto di sedersi, tutti, finalmente, attorno allo stesso tavolo, per dare risposta a una domanda rimasta troppo a lungo senza risposta: quando finisce davvero la ricostruzione?
Un’assise che fotografa la complessità strutturale di un processo che non può essere governato da una sola mano. Il tema al centro del confronto è stato l’accelerazione degli interventi di ricostruzione pubblica: una formulazione tecnica che nasconde, nella sua apparente neutralità, una pressione politica e sociale ben precisa. Troppi cantieri restano incompiuti, troppe strutture pubbliche, come scuole, ospedali, sedi istituzionali, edifici di culto, attendono ancora di essere restituite alle comunità che le abitavano.
Il confronto operativo avviato oggi vuole tradurre la diagnosi in terapia. La ricostruzione post-sisma dell’Aquila è, per dimensioni e complessità, uno dei processi più articolati e rognosi mai affrontati dall’amministrazione italiana. La parte privata, case, condomini e tessuto edilizio residenziale, ha conosciuto un’accelerazione significativa negli ultimi anni, trainata dagli strumenti normativi e dagli incentivi messi in campo.
È la componente pubblica a scontare i ritardi più consistenti a causa di una burocrazia stratificata, di una frammentazione delle competenze e di una difficoltà di coordinamento tra livelli di governo diversi che hanno spesso rallentato o bloccato interventi già finanziati. Da qui l’urgenza dell’incontro odierno, che si configura come un momento di verifica operativa senza sconti. Il tavolo in Prefettura rappresenta, in questo senso, un cambio di metodo prima ancora che di passo.
Basta con riunioni settoriali, adesso serve una regia unitaria capace di identificare i colli di bottiglia e scioglierli con decisioni condivise e convinte. La presenza degli Uffici Speciali per la Ricostruzione è, in tal senso, il segnale più concreto perchè, di fatto, sono loro i soggetti attuatori sul campo, quelli che conoscono ogni pratica, ogni ritardo, ogni impasse. Coinvolgerli al tavolo decisionale significa portare la realtà dei numeri dentro la strategia.
L’Aquila aspetta. E i rappresentanti istituzionali, ogni volta che percorrono il lungo nastro dell’Autostrada dei Parchi e vedono ancora ponteggi, gru e transenne, sanno di avere un debito da onorare. L’incontro di oggi non lo salda, ma, se le intenzioni diventeranno atti concreti, indicano finalmente la rotta.
«Cercheremo di assegnare ad ogni Comune una chiesa da ricostruire in modo prioritario – ha commentato Fiorentino – La ricostruzione ha avuto un sviluppo importantissimo degli ultimi anni, però negli gli ultimi tempi c’era qualche intervento che subiva l’effetto dell’innalzamento dei prezzi e questo ha contribuito negli anni prima del nostro arrivo al coordinamento della Stm a rallentare il processo di ricostruzione più non va dimenticato che nei primi anni si è dato maggiore importanza alla ricostruzione delle private di abitazioni per consentire alla cittadinanza di rientrare nelle proprie case. Ora è il momento, però è arrivato di dare analogo impulso anche ricostruzione e tra queste significativa sarà l’accelerazione per gli edifici di culto. Ne abbiamo tantissimi ancora sul territorio che necessitano di intervento urgente».
Il responsabile dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dei Comuni del Cratere Raffaello Fico ha precisato lo scopo dell’incontro di oggi: «Questo primo tavolo col nuovo prefetto ha la missione di monitorare la ricostruzione di scuole, chiese e interventi pubblici. C’è bisogno di accelerare l’uso del dei fondi: ne sono stati stanziati tanti e non sono stati ancora spesi in maniera accelerata come invece è necessario iniziare a fare. La stretta va data a tutti oggi e c’è, in particolare per il mio territorio, il coordinamento dei Comuni del Cratere: ognuno per la propria area omogenea dovrà prendere in consegna quelli che sono le indicazioni della Struttura di missione».
«Gli interventi sono tantissimi e i problemi sono legati spesso e volentieri alla presenza di personale in numero ridotto rispetto all’esigenza – ha proseguito – quindi un numero contenuto di persone e competenze del personale addetto alla gestione delle gare e anche all’esecuzione anche dal lato dei privati gioca un ruolo importante distribuire meglio i tanti interventi da fare, aggiungendo risorse umane nella gestione è uno dei temi principali da discutere»
Fico ha sottolineato come le chiese «siano gli edifici rimasti più indietro perché la dotazione di personale negli anni non è stata adatta alla situazione. Per scuole e gli edifici pubblici invece siamo messi un po’ meglio, considerando che solo negli ultimi anni sono intervenuti ulteriori finanziamenti rispetto a quelli che servivano. In molti casi l’aumento dei prezzi e i problemi che anche oggi abbiamo sul tavolo per la guerra determinano incrementi di costi e necessitano di ulteriori fondi».
Altro elemento di novità è l’integrazione delle piattaforme legate alla ricostruzione, conclude Fico: «È in fase di sviluppo un’integrazione delle piattaforme in uso presso i Comuni, governata dalla Stm, che anche gli Uffici speciali utilizzano, per aver un monitoraggio in tempo reale quindi ogni Comune deve necessariamente farlo. Si vedrà quindi in tempo reale se quell’intervento è partito o non è partito dove non è partito».

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