17 Aprile 2026 - 18:32:33
di Angelo Liberatore
Se informazione e prevenzione sono capisaldi ormai acclarati per una efficace lotta al tumore al seno, ci sono degli aspetti su cui occorre spingere in maniera ancora più convinta.
Soprattutto alla luce di innovazioni nel campo della ricerca che continuano a progredire.
Una di queste sfaccettature che merita attenzione è sicuramente la cura delle recidive.
Il punto è stato fatto all’Aquila, nell’auditorium Gioia di Palazzo Silone, nel corso di un convegno organizzato dall’associazione Salute Donna.
«È un evento in cui si danno delle informazioni pratiche e scientifiche alle persone che si trovano ad affrontare una malattia come il tumore al seno – ha spiegato Anna Maria Mancuso, presidente Salute Donna ODV e coordinatrice del gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” -. Oggi parliamo di prevenzione a 360 gradi, anche di quella di cui spesso non si parla mai: la prevenzione delle recidive, perché oggi è possibile, per alcune categorie di persone, prevenire con delle cure adeguate anche queste. Pertanto, è importante che il dialogo tra medico e paziente sia un dialogo empatico e costruttivo. Il medico deve imparare a dialogare in modo aperto, dicendo al paziente quali sono le varie possibilità di cura e quindi lasciare che il paziente poi scelga, guidato naturalmente dall’oncologo, sulla base delle informazioni che ha avuto. Anche per le recidive oggi, rispetto al passato, c’è una grande sopravvivenza. Parliamo infatti di “malati cronici”, intendendo proprio quelle persone che hanno avuto nel corso della malattia delle recidive che sono diventate croniche. Sono persone che sono trattate abitualmente con farmaci che controllano la malattia, e quindi oggi le recidive rispetto al passato fanno meno paura».

Base di partenza del convegno, i dati dell’Agenzia sanitaria regionale.
In Abruzzo ogni anno si registrano tra i mille ed i 1200 nuovi casi di tumore al seno: cifre che ne fanno la neoplasia più diffusa.
Ed allora giusto e doveroso accendere un faro su stato dell’arte e prospettive.
Nel corso dei lavori è stato ribadito come, quando si parla di tumore al seno, sia (da un lato) fondamentale il dialogo stretto tra medico e paziente e dall’altro, vista la complessità della malattia mettere in campo un approccio profondamente multidisciplinare.
«”Fare squadra” non è uno slogan, ma significa migliorare le cure – ha detto la dottoressa Laura Pizzorno, responsabile dell’U.O.S.D. di Chirurgia Senologica al San Salvatore -. Prima il tumore della mammella era trattato singolarmente. Pian piano si è visto che il tumore della mammella è invece una malattia complessa, che quindi necessita di più persone per la cura. Per questo qui abbiamo ad intervenire radiologi, chirurghi, radioterapisti, oncologi, genetisti e tante altre professionalità. Da tutto questo è venuta fuori la necessità di costituire le “Breast Unit”, che sono quindi l’attuarsi di un nuovo modello di cura».
A sostenere il convegno organizzato all’Aquila da Salute Donna è stato anche l’intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro”, coordinato dal senatore Guido Liris.
«La prevenzione è la chiave di volta della sanità del futuro e della sanità che stiamo costruendo, dal livello nazionale a quello locale – ha commentato il senatore -. Investire in prevenzione, e quindi trasformare la spesa che viene fatta in prevenzione in investimento, significa dare un’opportunità in più a tante donne e uomini. In questo caso, affrontiamo il tumore al seno che è una delle patologie più diffuse, in particolar modo sulle donne. Andare sul territorio, andare più vicino al paziente, garantirgli diagnosi precoci e tempestive e, quindi, partecipare alle campagne di screening per affrontare meglio e con maggiore capacità performante queste patologie nelle fasi più precoci significa risparmiare soldi per la comunità e, quindi, per il bilancio nazionale, ma certamente soprattutto portare a guarigione le pazienti. Un’opportunità per tutti: con la prevenzione vince la sanità che stiamo costruendo».
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