30 Aprile 2026 - 12:27:43
di Martina Colabianchi
«Il taglio dei boschi a fini produttivi nelle aree protette in Abruzzo avviene in un regime di quasi completa deregulation».
È questa la denuncia durissima che apre il rapporto “Tagli boschivi nelle aree protette e valutazioni ambientali. Il caso-studio dei Monti Simbruini“, diffuso da Stazione Ornitologica Abruzzese, LIPU e ForumAmbientalista. Un documento di 53 pagine che mette sotto la lente d’ingrandimento la gestione del sito Natura2000 al confine tra Abruzzo e Lazio, rivelando una sistematica violazione delle direttive comunitarie Habitat e Uccelli.
L’indagine ha analizzato 32 progetti di taglio boschivo presentati in soli tre anni e mezzo. La superficie interessata è di 723 ettari, equivalente a circa 1.000 campi da calcio. Si tratta di faggete, querceti e castagneti che dovrebbero godere della massima tutela europea, ma che si trovano invece al centro di operazioni che prevedono l’abbattimento di oltre 100.000 alberi per un totale di 776.200 quintali di legname.
Il rapporto evidenzia una grave carenza documentale. Se si applicasse un indice di coerenza con le Linee Guida Nazionali del 2019, il punteggio medio dei progetti sarebbe appena dell’11,2%. Nello specifico, solo il 19% dei progetti cita le Linee Guida Nazionali, senza però applicarle e sempre appena il 19% menziona il Patom (l’accordo per la tutela dell’orso bruno marsicano). Soltanto il 3% dei casi riporta dati di monitoraggio sul campo relativi alle specie protette e addirittura il 97% non presenta dati raccolti secondo i metodi previsti dalle norme vigenti.
Il 71% dei progetti, sempre stando al rapporto, è stato redatto dagli stessi due tecnici (forestali o agronomi), senza alcun coinvolgimento di biologi o naturalisti, ignorando l’approccio multidisciplinare obbligatorio.
Il 78% dei progetti è stato presentato dai comuni nell’ambito dell’uso civico. In realtà nella stragrande parte dei casi, per una superficie di ben 666 ettari, si tratta tagli per ottenere legna destinata al commercio e non alla distribuzione diretta alla popolazione, cui sono destinati solo 6 progetti, per 38 ettari. Ricordiamo che le norme sugli usi civici impongono ai comuni, che sono al massimo i meri gestori di tali aree ma non i proprietari, di usare eventuali entrate di questo tipo esclusivamente per interventi di miglioramento di pascoli e foreste e non per coprire spese ordinarie dei comune, cioè per fare “cassa”.
Il Piano di Gestione del sito Natura2000, che interessa 20.000 ettari su 11 comuni, redatto nel 2014 è costato 113.000 euro di fondi europei ma a distanza di 12 anni attende ancora l’approvazione ufficiale, come d’altronde i piani di tutti i restanti siti della Regione, costati complessivamente 4 milioni di euro.
Inoltre, sottolineano le associazioni, la Regione ha individuato il comune di Morino come soggetto gestore dell’intera area. Peccato che questo piccolo comune non abbia alcuna struttura tecnica con all’interno soggetti con qualifiche adeguate, tanto che a dare i pareri sui tagli boschivi è il geometra comunale.
«Lo studio evidenzia – scrivono le associazioni – che neanche la fase riproduttiva degli uccelli è salvaguardata nonostante i precisi obblighi di derivazione comunitaria, con una sovrapposizione tra periodo di taglio autorizzato e periodo riproduttivo in media di 61,4 giorni, pari al 40,1%. Solo in 2 casi – solo a seguito delle osservazioni delle associazioni – il periodo di nidificazione è stato integralmente salvaguardato. Poche sono le luci: la partecipazione delle associazioni che hanno presentato osservazioni nel 47% delle procedure, segnalando criticità evidenti a cui la Regione è rimasta sostanzialmente indifferente. Poi il fatto che la struttura regionale abbia assicurato sopralluoghi con i propri tecnici su quasi tutti i siti interessati dai tagli. Infine, la presenza di personale con qualifiche adeguate presso l’ente regionale. Infine, da segnalare la regolamentazione dell’accesso alla strade camionabili montane varata dal comune di Pereto, un esempio che dovrebbe essere seguito da tutti i comuni anche per la prevenzione del bracconaggio e degli incendi boschivi. E’ fondamentale dotare il comune di Morino degli strumenti adeguati necessari per gestire un’area così vasta anche per rafforzare e replicare le, poche, esperienze positive».
A preoccupare le associazioni è poi la questione della vigilanza «visto che i Carabinieri-Forestali hanno risposto solo parzialmente e solo dopo reiterati solleciti agli accessi agli atti formulati – spiegano -. Ora il caso è all’attenzione del responsabile della trasparenza del Comando nazionale dell’Arma. Tra le poche carte pervenute, quella di segnalazione dell’avvio di un taglio boschivo comunicato dal direttore dei lavori il 3 aprile, quando la Regione Abruzzo aveva imposto la sospensione per la tutela della riproduzione dell’avifauna dall’1 aprile al 31 luglio!».
Concludono le associazioni: «Il rapporto è ora all’attenzione della Commissione EU che ha già un faro acceso sulle inadempienze dello stato italiano in materia di Valutazione di Incidenza Ambientale e tutela dei siti Natura2000. In ogni caso abbiamo elencato decine di proposte per cambiare rotta e ripristinare la legalità. La Regione reintroduca le misure di conservazione appropriate improvvidamente cancellate nove anni fa. Ad esempio, serve prevedere “isole di biodiversità” da preservare dal taglio nell’ambito dei progetti, escludere dai progetti almeno il 5% del sito Natura2000 per tutelare le zone più pregiate dal punto di vista naturalistico, aumentare la quantità di legno morto fondamentale per tante specie».
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