02 Maggio 2026 - 19:19:23
di Vanni Biordi
Un’Abruzzo parte e un’Abruzzo resta. E lavora.
Mentre i caselli dell’A24 e dell’A25 hanno registrato code di partenze verso il mare della costa o verso le vette del Gran Sasso, decine di migliaia di lavoratori dipendenti si alzano all’alba come ogni altro giorno feriale. Anche per il Primo Maggio. Non perché siano esclusi dalla festa, ma perché la festa, senza di loro, semplicemente non funzionerebbe.
Secondo l’elaborazione dell’Ufficio studi CGIA su microdati Istat, in Abruzzo i lavoratori dipendenti che hanno prestato servizio durante il Ponte del Primo maggio sono 81.300, pari al 20,9 per cento del totale dei dipendenti regionali, un’incidenza superiore alla media nazionale, ferma al 18,5 per cento.
Un primato che non sorprende chi conosce la struttura economica di questa regione: un tessuto produttivo fortemente orientato verso turismo, ristorazione, commercio e sanità, settori che per definizione non possono permettersi il lusso della chiusura.
I numeri nazionali confermano la gerarchia dei sacrifici. Gli alberghi e i ristoranti guidano la classifica con il 68,3 per cento dei dipendenti al lavoro nei festivi, seguono il commercio al 27,6, la pubblica amministrazione al 24,1, forze dell’ordine, operatori ecologici, impiegati comunali e il settore dei trasporti al 22,2.
In Abruzzo, dove l’industria manifatturiera ha un peso contenuto rispetto ad altre regioni del Centro-Nord, questa concentrazione è ancora più marcata.
Sono camerieri, infermieri, autisti, farmacisti, baristi: figure invisibili nell’economia della festa, eppure indispensabili al suo funzionamento.
«Il lavoro nei giorni festivi è diventato una componente strutturale di interi settori», rileva la CGIA, aggiungendo che il suo impatto sulla vita dei lavoratori «resta un tema troppo spesso sottovalutato».
Un isolamento silenzioso, fatto di pranzi saltati, tradizioni mancate, ritmi sfasati rispetto al resto della comunità. Nel confronto europeo, l’Italia si colloca nella parte bassa della classifica, con il 17,8 per cento dei dipendenti attivi nei festivi, contro una media UE del 20,3. Ma le medie, si sa, nascondono sempre qualcuno. E in Abruzzo quel qualcuno, quegli 81mila indefessi, lo sa bene. Lavorare quando gli altri festeggiano non è solo una questione di turno, è una forma silenziosa di generosità che il Paese incassa ogni anno senza nemmeno accorgersene.
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