07 Maggio 2026 - 15:31:28

di Martina Colabianchi

Le segreterie provinciali di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e di Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Ugl Telecomunicazioni hanno scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per portare all’attenzione delle massime istituzioni la situazione dell’azienda 3G di Sulmona, che rischia concretamente il trasferimento della sede e una decurtazione del 40% dei posti di lavoro.

All’orgine, le modalità con cui Enel avrebbe gestito il bando di gara, con la mancata integrazione della clausola sociale con criteri di territorialità vincolanti.

Di seguito il testo completo della lettera.

Illustre Presidente della Repubblica,

Illustre Presidente del Consiglio,

Vi scriviamo in rappresentanza delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Azienda 3G di Sulmona per denunciare una situazione di estrema gravità che mette a rischio la sopravvivenza economica di centinaia di famiglie in un territorio già profondamente ferito.

Le modalità con cui Enel ha gestito il bando di gara appaiono come un deliberato attacco alla stabilità dell’Abruzzo interno e ad un intero comparto. Risulta, infatti, di estrema gravità la mancata integrazione della clausola sociale con criteri di territorialità vincolanti. L’assenza di obblighi che impongano ai soggetti subentranti il mantenimento delle attività nella città di Sulmona ignora decenni di comprovata eccellenza professionale. Tale omissione non rappresenta solo un rischio contrattuale, ma una minaccia diretta all’ossatura economica della Valle Peligna, con il concreto pericolo di una definitiva desertificazione industriale del territorio.

La minaccia di trasferimenti verso la sede di Pescara aggrava una precarietà già insostenibile, considerando che si tratta di lavoratrici e lavoratori part-time involontari. Data la conformazione geografica della nostra regione, pretendere spostamenti chilometrici massacranti rappresenta una strategia di espulsione dal mercato del lavoro, ovvero un licenziamento dissimulato. È una scelta che nega la dignità della persona e il diritto a vivere il proprio territorio, condannando i dipendenti a un esilio professionale che smantella l’identità sociale della Valle Peligna, aggravando ulteriormente la crisi demografica che da oltre un decennio colpisce il territorio peligno.

Il bando, inoltre, prevede una decurtazione del 40% dei posti di lavoro, giustificata dall’introduzione massiva di sistemi di Intelligenza Artificiale. Riteniamo inaccettabile che una società partecipata dallo Stato utilizzi l’IA non per qualificare il lavoro, ma come strumento per licenziamenti di massa, privando centinaia di famiglie del loro unico sostentamento.

Non si può permettere a una grande azienda di Stato, Enel, di smantellare i presidi lavorativi delle aree interne in nome di un’automazione che arricchisce i bilanci, ma impoverisce lavoratrici e lavoratori. L’intelligenza artificiale deve essere al servizio del lavoro italiano, non il pretesto per distruggerlo.

La vicenda dei lavoratori di Sulmona legata alla commessa Enel Quality e Back Office non deve essere letta come una crisi isolata, bensì come un preoccupate segnale di allarme di quanto potrebbe accadere a livello nazionale. Risolvere positivamente questo nodo significherebbe mantenere la tutela occupazionale rafforzata con il principio della territorialità, prevista da apposita norma sin dal 2016 e riportata nello stesso CCNL.

Stravolgere il principio della territorialità significa mettere a rischio oggi i lavoratori di Sulmona, domani gli oltre 35mila lavoratori dei CRM-BPO ( Contact-Center) in tutta Italia.

È da qui che può partire un nuovo modello di gestione degli appalti, dove la stabilità sociale diventa il pilastro della competitività del settore delle Telecomunicazioni.

Per decenni si è guardato alle aree interne come a luoghi “marginali” o “in ritardo” rispetto ai centri urbani. La sfida oggi è vederle come laboratori di innovazione, luoghi dove riuscire a conciliare la vita sociale e lavorativa. Permettere ad una società partecipata dallo Stato come Enel, di agire con tale disprezzo verso le regole pattuite sulle garanzie occupazionali, tra queste il principio di territorialità, rappresenta una sconfitta per tutte e tutti.

Non possiamo accettare che la massimizzazione del profitto avvenga attraverso lo smantellamento dei diritti sociali fondamentali, attaccando il diritto al lavoro e alle regole che lo disciplinano, mortificando un intero territorio e privando lavoratrici e lavoratori di un salario.

Chiediamo, pertanto, un Vostro autorevole e immediato intervento affinché venga imposto il rispetto del criterio di territorialità nel bando di gara, sia garantita la permanenza delle attività nella città di Sulmona, attraverso la revoca del piano di trasferimento forzato delle lavoratrici e dei lavoratori nella città di Pescara e che venga immediatamente convocato un tavolo di crisi presso le sedi Ministeriali competenti alla presenza di tutti gli attori.

Signor Presidente della Repubblica, Signora Presidente del Consiglio dei Ministri, la sfida che Vi sottoponiamo non riguarda solo la difesa di un mero posto di lavoro, ma il modello di sviluppo tecnologico che l’Italia intende adottare. Chiediamo che il bando Enel per il Back Office e il Quality diventi un caso esemplare di gestione etica dell’innovazione, che veda L’IA come alleato, non come sostituto, garantendo i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Confidiamo nella Vostra autorevolezza, fermezza ed attenzione verso le istanze di chi non chiede assistenza, ma il diritto di continuare a lavorare con dignità nel proprio territorio.