07 Maggio 2026 - 18:00:26

di Vanni Biordi

Ventuno lupi. Non numeri, non statistiche: ventuno esemplari di una specie simbolo, sterminati con il veleno su un territorio che del rapporto tra uomo e natura ha fatto la propria cifra identitaria nel mondo. L’Abruzzo, regione che ospita il più antico parco nazionale d’Italia, culla di una biodiversità rara in Europa, si ritrova al centro di una brutta storia ambientale che ha il sapore amaro del tradimento.

A rompere il silenzio con forza è la sezione aquilana del Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio (Conalpa), che definisce l’accaduto «un atto grave, crudele e totalmente inaccettabile».

Un giudizio che non ammette sfumature, né attenuanti. L’avvelenamento di fauna selvatica configura in Italia un reato penale ai sensi per la legge 157 del 1992 sulla protezione della fauna omeoterma, e può integrare ulteriori fattispecie legate al danneggiamento ambientale e alla diffusione di sostanze pericolose. Non è, dunque, soltanto una questione di sensibilità ecologica: è materia da codice penale. Eppure il profilo giuridico è solo uno strato del problema. Il Conalpa solleva una questione più strutturale. Chi ricorre al veleno non mette a rischio soltanto la fauna selvatica, ma espone cittadini, animali domestici e pascoli all’insidia di sostanze letali disperse nell’ambiente.

«Un chiaro sintomo di un comportamento socialmente pericoloso», dicono gli ambientalisti. Un’analisi lucida, che trasforma il singolo episodio criminale in spia di un degrado culturale che va affrontato alla radice.

La risposta civile si è materializzata davanti al Palazzo dell’Emiciclo della Villa Comunale a L’Aquila. Un sit-in che non è stato semplice protesta, ma presidio di senso comune, perché difendere il lupo, in Abruzzo, significa difendere se stessi, la propria storia, la propria reputazione internazionale.

Il Conalpa invita istituzioni e cittadini a collaborare con le autorità competenti e a sostenere le iniziative di prevenzione. Perché l’Abruzzo verde, quello dei lupi, degli orsi marsicani, dei faggi millenari, non è uno sfondo fiabesco. È un patrimonio che o si difende insieme, o si perde in silenzio.