24 Maggio 2026 - 11:53:31
di Martina Colabianchi
Quanto è facile e umanamente istintivo, dopo un fatto di cronaca o un’esperienza traumatica, odiare e volere il male di chi l’ha causato? Più difficile, e quanto mai necessario in questo periodo storico attraversato da guerre e conflitti, è interrogare il significato della responsabilità, dell’ascolto e della possibilità di ricostruire legami.
In concreto, praticare la giustizia riparativa: un percorso umano, culturale e giuridico che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più rilevante nel dibattito pubblico e nella ricerca sociale contemporanea.
Prezioso si è rivelato in tal senso l’incontro pubblico “Attraversare il conflitto e la violenza. Un’esperienza di giustizia riparativa”, svoltosi mercoledì scorso nella splendida cornice di Palazzo Spaventa a L’Aquila. L’iniziativa è stata promossa dalla Comunità Aquilana della CVX (Comunità di Vita Cristiana), con il patrocinio dei Padri della Compagnia di Gesù, del Centro Se.Ra. (Senza Rancore), del Comune dell’Aquila e del Movimento Volontariato Italiano (MoVi).
Al centro dell’incontro, l’esperienza raccontata ne “Il Libro dell’Incontro” (Il Saggiatore, 2015), testimonianza intensa di un cammino di giustizia riparativa realizzato tra il 2009 e il 2014 da vittime e responsabili della violenza politica che ha segnato una delle stagioni più drammatiche della storia italiana.

Un percorso che attraversa gli anni delle formazioni armate, tra cui le Brigate Rosse, fino alla tragedia del sequestro e dell’uccisione dell’onorevole Aldo Moro, preceduta dall’assassinio degli uomini della sua scorta. Dentro quella ferita della storia nazionale, alcune persone hanno scelto di incontrarsi, ascoltarsi e riconoscersi reciprocamente, provando a sottrarre al dolore e alla morte l’ultima parola.
Nel corso dell’iniziativa sono intervenuti i padri gesuiti Guido Bertagna sj e Giancarlo Gola sj, da anni impegnati nei percorsi di giustizia riparativa, insieme a Claudia Mazzucato, docente di diritto penale presso l’Università Cattolica di Milano. I tre relatori sono tra i promotori dell’esperienza narrata nel volume.
Particolarmente significative sono state le testimonianze di Agnese Moro, Adriana Faranda e Giovanni Ricci, voci che hanno offerto al pubblico un’occasione rara di riflessione sul senso della responsabilità, sulla memoria e sulla possibilità di trasformare il conflitto attraverso un cammino umano di straordinaria profondità.
«La giustizia riparativa è diversa rispetto alla pena per cui fare giustizia significa far subire, una sofferenza per la sofferenza che hai inflitto ma che, di fatto, non risarcisce la vittima – ha spiegato Padre Giancarlo Gola, protagonista di un intervento nel corso dell’incontro -. La giustizia riparativa è invece un incontro tra responsabili di un reato e i familiari delle vittime o le vittime stesse e che porta ad una trasformazione. E’ un percorso che piò assumere le dimensioni più varie, e che può portare anche a conflitti. E’ un mutamento culturale e relazionale che nasce dall’incontro, dal volto dell’altro, dalla parola».
Ha moderato l’incontro il giornalista Tommaso Cotellessa.
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