26 Maggio 2026 - 11:27:22
di Marianna Galeota
«La fiscalità locale in Abruzzo, e in Italia, si è trasformata in una vera e propria “lotteria territoriale” a danno dei cittadini più fragili».
Il segretario generale Uil Abruzzo Michele Lombardo commenta i dati divulgati dall’ultimo studio nazionale sulle addizionali Irpef realizzato dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali della Uil e dalla Uil Abruzzo.
«L’autonomia fiscale di Regioni e Comuni è nata con i migliori propositi: rafforzare la responsabilità amministrativa, garantire la trasparenza e migliorare la qualità dei servizi sul territorio attraverso un rapporto diretto tra tasse pagate e prestazioni ricevute – spiega Lombardo -. Ma allo stato attuale chi risiede in un territorio anziché in un altro, pur avendo il medesimo reddito, si trova a pagare cifre nettamente diverse in termini di addizionali Irpef regionali e comunali. Un’ingiustizia strutturale in cui le aree economicamente più fragili del Paese, o gli enti locali in sofferenza finanziaria, finiscono per scaricare sui contribuenti il peso di inefficienze amministrative, disavanzi e della mancata capacità di contrastare l’evasione fiscale. Si genera così un corto circuito insopportabile: si paga di più per avere, spesso, servizi meno efficienti».
Dallo studio, infatti, emerge con chiarezza l’impatto della frammentazione sui bilanci delle famiglie, sia per chi ha un reddito di 20.000 euro, sia per chi raggiunge i 40.000 euro. Per un reddito di 20.000 euro, il prelievo totale delle addizionali Irpef si attesta a 494 euro complessivi (di cui 160 euro di addizionale comunale) a Chieti, Pescara e Teramo, e 454 euro complessivi (con un’addizionale comunale più contenuta, pari a 120 euro) all’Aquila. Quando il reddito sale a 40.000 euro, l’esborso complessivo per i cittadini abruzzesi cresce in maniera significativa, con una tassazione che si uniforma verso l’alto. A livello regionale l’addizionale sale a 812 euro, portando il totale versato rispettivamente a 1.132 euro per Chieti, Pescara e Teramo (comprensivo della quota comunale di 320 euro) e 1.052 euro per L’Aquila (comprensivo di 240 euro della quota comunale).
«Questi numeri – commenta il segretario Michele Lombardo – dimostrano che l’Abruzzo si colloca in una fascia di prelievo tutt’altro che trascurabile, specialmente se confrontata con realtà nazionali virtuose dove l’assenza di addizionali comunali o l’applicazione di forti esenzioni alleggeriscono nettamente il carico fiscale sui redditi medio-bassi. È un sistema iniquo. Mentre la Costituzione sancisce il principio della capacità contributiva e della progressività, a livello locale assistiamo a una forte presenza di “aliquote uniche”. Se a livello regionale l’Abruzzo adotta un sistema a scaglioni, fortemente voluto dai sindacati confederali, Uil in testa, nei capoluoghi come L’Aquila, Chieti e Pescara l’applicazione di un’aliquota unica con esenzione rischia comunque di non tutelare appieno le fasce intermedie, appiattendo il prelievo senza una reale proporzionalità. Non possiamo più permettere che il peso del finanziamento della sanità regionale e dei servizi comunali continui a gravare quasi esclusivamente sui soliti noti: lavoratori dipendenti e pensionati. In molti territori della nostra regione persistono ancora ampie e inaccettabili sacche di evasione ed elusione fiscale locale. Bisogna attivare con decisione le leve di contrasto all’evasione fiscale e alleggerire il carico su chi le imposte le ha sempre pagate fino all’ultimo centesimo».
«Come Uil Abruzzo – aggiunge – in piena sintonia con la linea della nostra confederazione nazionale, riteniamo che la sfida del futuro non sia quella di cancellare l’autonomia fiscale dei territori, ma di renderla finalmente compatibile con i principi di equità, solidarietà e coesione sociale. Per fare questo, chiediamo alla Regione e alle amministrazioni comunali abruzzesi, l’apertura immediata di un tavolo di confronto sulla fiscalità, già richiesto da tempo per rafforzare la progressività delle addizionali locali, modulando le aliquote in base ai reali livelli di reddito. Per garantire soglie minime uniformi di esenzione al fine tutelare i pensionati al minimo, i lavoratori precari e le famiglie in forte difficoltà economica. Per rendere il sistema trasparente e comprensibile, eliminando la frammentazione normativa e ripristinando un rapporto di fiducia tra contribuenti e istituzioni locali. E per dichiarare guerra all’evasione fiscale locale, incrociando le banche dati e investendo in controlli mirati, affinché ognuno contribuisca secondo la propria reale capacità».
«Un sistema fiscale locale – conclude – è giusto solo se evita che le disuguaglianze geografiche si trasformino in disuguaglianze sociali permanenti. La Uil Abruzzo continuerà a battersi affinché le tasse pagate dai cittadini tornino sul territorio sotto forma di servizi sanitari, sociali e assistenziali d’eccellenza, e non come un semplice dazio da pagare per coprire i disavanzi e le incapacità amministrative».
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