Vivarelli (Fesica-Confsal): «Senza regole su intelligenza artificiale ci saranno solo precarietà e disoccupazione»
26 Maggio 2026 - 15:10:22
del lavoro a una velocità impressionante. Il problema non è la
tecnologia in sé, ma il modo in cui viene utilizzata. Senza regole
precise, il rischio concreto è quello di scaricare tutto il peso di
questa trasformazione sui lavoratori”.
È quanto dichiara Marcello Vivarelli, segretario regionale abruzzese
della Fesica-Confsal e segretario regionale Confsal Abruzzo, che lancia
un allarme sugli effetti sociali dell’intelligenza artificiale nei
settori produttivi e nei servizi.
“Non si parla più soltanto di industria pesante o di catene
automatizzate. Oggi software intelligenti, algoritmi e sistemi digitali
stanno entrando nella logistica, negli uffici amministrativi, nella
grande distribuzione, nella sanità, nei trasporti, nei call center e
perfino nella pubblica amministrazione. In molti casi le aziende vedono
queste tecnologie soprattutto come strumenti per ridurre personale e
costi”.
Vivarelli richiama a tal proposito la vicenda della H3G di Sulmona, in
provincia dell’Aquila, dove numerosi lavoratori si sono trovati davanti
a ipotesi di trasferimento verso altre sedi e a una forte incertezza
occupazionale.
“Quella vicenda ha mostrato quanto il lavoro sia diventato fragile.
Quando un’azienda riorganizza, spesso il lavoratore resta completamente
esposto, soprattutto nei territori dove alternative occupazionali quasi
non esistono. Oggi il rischio è che l’intelligenza artificiale acceleri
ulteriormente questi processi, rendendo più facile tagliare personale o
svuotare interi comparti”.
Secondo il segretario della Fesica-Confsal Abruzzo, serve invece una
strategia completamente diversa.
“L’innovazione deve produrre benefici collettivi. Se aumenta la
produttività, allora devono aumentare anche tutele, formazione e qualità
della vita. Bisogna garantire percorsi seri di riqualificazione
professionale, impedire che gli algoritmi diventino strumenti
incontrollati di pressione sui dipendenti e aprire una discussione
concreta sulla riduzione dell’orario di lavoro nei settori ad alta
automazione”.
Per Vivarelli, la politica nazionale e regionale sta sottovalutando un
problema destinato a incidere profondamente sul futuro occupazionale del
Paese.
“Non possiamo aspettare che migliaia di lavoratori vengano sostituiti o
impoveriti prima di intervenire. Serve subito un confronto tra
istituzioni, imprese e sindacati per governare questa trasformazione. Il
progresso tecnologico ha senso soltanto se migliora le condizioni delle
persone e non se crea nuova precarietà sociale”, conclude.
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