29 Maggio 2026 - 10:44:15

di Tommaso Cotellessa

Un giudizio negativo senza alcun appello quello espresso dal Partito Democratico sull’impianto della riforma del sistema idrico costruito dalle forze politiche di centro destra a governo della Regione Abruzzo.

Il testo, ormai approvato dal Consiglio regionale, rappresenterebbe un tentativo da parte della maggioranza di «accentrare il comando anziché correre a riparare una rete colabrodo che disperde oltre il 50% dell’acqua immessa».

A motivare la posizione fortemente critica del principale partito di opposizione in Regione è Gianni Cordisco, responsabile Infrastrutture del PD Abruzzo, per il quale «Di fatto questa riforma impone una gestione unica regionale che svuota di poteri i territori, esautorando le amministrazioni locali e privando i sindaci di quella funzione di rappresentanza e di controllo di prossimità che è vitale per una gestione democratica dei beni comuni. Si centralizza tutto, allontanando i centri decisionali dai cittadini e dalle comunità che quelle reti e quelle risorse hanno difeso e gestito per decenni».

Del testo, tuttavia, non tutto è da gettare nel cestino. Cordisco, infatti, pur bollando l’impianto complessivo della riforma con un giudizio politico fortemente negativo, rivendica il lavoro di opposizione serio, rigoroso e costruttivo svolto dal Partito Democratico che, attraverso l’impegno dei consiglieri e delle forze interne al partito, è riuscito «a bonificare un testo iniziale che – per Cordisco – definire pasticciato sarebbe un eufemismo».

«Abbiamo inserito correttivi fondamentali per tutelare i lavoratori, garantire investimenti minimi e mettere un freno alle derive più pericolose del testo originario della maggioranza» chiarisce Cordisco, ma l’accento nell’intervento dell’esponente Dem resta sull’inefficienza dimostrata dal governo della Regione, considerato inadatto ad affrontare quella che viene definita «una crisi idrica senza precedenti».

Da parte sua il Partito Democratico assicura il massimo impegno nelle attività di vigilanza, tanto nelle sedi istituzionali quanto sui territori, affinché il tentativo di centralizzazione non si traduca in uno strumento inefficiente a scapito dei servizi e delle tariffe per i cittadini.

«Ci batteremo – conclude Cordisco – affinché le reti e la distribuzione restino pubbliche evitando forme amene di privatizzazione. L’acqua è un bene pubblico e i territori non possono essere ridotti a spettatori paganti di scelte calate dall’alto».