01 Giugno 2026 - 15:57:38
di Martina Colabianchi
La Costituzione italiana, all’articolo 32, sancisce che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, garantendo cure gratuite agli indigenti. Tuttavia, l’analisi dello stato dei servizi nel territorio abruzzese evidenzia una profonda discrepanza tra il dettato costituzionale e l’effettiva esigibilità delle prestazioni sanitarie da parte della cittadinanza.
Un recente dossier pubblicato da Sinistra Italiana-AVS Abruzzo, nell’ambito della campagna “La Costituzione più bella del mondo“, delinea un quadro complessivo di grave criticità strutturale e finanziaria. Il documento, elaborato sulla base di dati ufficiali ministeriali, regionali, Istat, della Corte dei Conti e del tavolo di monitoraggio ministeriale relativi al biennio 2025-2026, evidenzia come l’attuazione di questo diritto fondamentale sia fortemente compromessa sotto ogni profilo.
L’indicatore primario di questa sofferenza è rappresentato dal punteggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che in Abruzzo si attesta al di sotto della soglia minima di sufficienza, fissata a quota 60. Questa carenza si riflette in modo diretto sulla prevenzione, con coperture vaccinali infantili e attività di screening oncologici che risultano ampiamente insufficienti. A gravare sulla programmazione sanitaria è anche l’inefficienza dell’Osservatorio epidemiologico regionale: gli unici report disponibili sulla mobilità sanitaria risalgono ormai al 2019, mentre si registra la totale assenza di un Registro Nominativo delle Cause di morte e il blocco al 2016 di un registro tumori mai accreditato presso l’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM). Tale carenza informativa determina una sostanziale impossibilità, da parte delle istituzioni regionali, di mappare e comprendere i reali bisogni di salute della popolazione, rendendo la Regione di fatto cieca nelle scelte programmatiche.
Il settore della salute mentale versa in una condizione altrettanto complessa, già ampiamente segnalata dalla Corte dei Conti e dai tavoli di monitoraggio ministeriali. Si riscontra una carenza di personale che oscilla tra il 30% e il 40% degli operatori previsti in pianta organica, una deficienza che si traduce in liste d’attesa per la neuropsichiatria infantile superiori ai 12-18 mesi. Sotto il profilo finanziario, la Regione destina alla salute mentale solo il 3% del fondo sanitario, a fronte di un obiettivo nazionale fissato al 5%. Le conseguenze di tale sottofinanziamento ricadono direttamente sui pazienti più vulnerabili: i minori in condizioni di crisi acuta vengono frequentemente ricoverati in reparti psichiatrici per adulti o trasferiti in strutture fuori regione, non trovando risposte adeguate a fronte del sensibile aumento di nuovi utenti under 35 registrato a partire dal 2024.
Parallelamente, i Servizi per le Dipendenze (Ser.D) si trovano a fronteggiare un’emergenza acuta legata all’incremento dei consumi di sostanze e psicofarmaci tra i più giovani. L’indagine Espad 2024-2025 evidenzia un abbassamento dell’età del primo contatto con le sostanze sotto i 14-15 anni e una diffusione preoccupante del consumo autonomo di psicofarmaci e sostanze sintetiche. Nella fascia d’età compresa tra i 12 e i 17 anni, l’aumento delle prescrizioni di antipsicotici e farmaci per il trattamento dell’ADHD desta particolare allarme. Nonostante l’aggravarsi dello scenario, i Ser.D operano in regime di blocco del turnover e forti carenze di organico, non garantendo il numero minimo di psicologi e assistenti sociali previsto dai LEA. Questa situazione ha comportato una riduzione del 15% dei progetti di prevenzione scolastica rispetto al periodo pre-pandemico e l’assenza di percorsi specialistici per l’alcologia, il gioco d’azzardo e le nuove dipendenze digitali o da farmaco, col rischio di ridurre tali presidi a meri distributori di terapie farmacologiche, smarrendo la loro funzione cardine di riabilitazione sociale e psicologica.
Le criticità territoriali trovano un riscontro nello stato di attuazione delle infrastrutture previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Con la scadenza per il collaudo delle strutture fissata al 30 giugno 2026, la spesa effettivamente erogata si attesta soltanto tra il 7% e il 9% del totale stanziato. Su 42 Case della Comunità previste, solo 2 risultano operative secondo gli standard minimi, mentre per gli Ospedali di Comunità, su 11 progetti finanziati, solo 5 hanno attivato i posti letto e 2 rimangono completati esclusivamente nelle strutture murarie senza alcuna operatività clinica, esponendo la Regione al rischio concreto di dover restituire i finanziamenti europei. Anche la rete dei consultori familiari appare nettamente al di sotto dei parametri minimi: a fronte di uno standard nazionale che prevede una struttura ogni 20.000 abitanti (pari a un fabbisogno regionale di 63 centri), le sedi dichiarate sono 53, anch’esse penalizzate da una cronica assenza di figure chiave come ginecologi, psicologi e assistenti sociali.
Non stupisce, in questo quadro, che la Corte dei Conti definisca la situazione finanziaria del sistema sanitario abruzzese “strutturalmente fragile”. L’Abruzzo è infatti l’unica Regione in piano di rientro con peggioramento costante del disavanzo negli ultimi tre anni. La mobilità passiva costa oltre 200 milioni di euro lordi l’anno.
Come risaputo, e ampiamente criticato da più parti politiche, il contenimento nella gestione 2025 è stato ottenuto solo grazie a manovre fiscali straordinarie, con uso di fondi non sanitari. Manovre che la Corte giudica negativamente: l’abitudine di coprire i buchi della sanità sottraendo risorse ad altri settori vitali non dovrebbe essere una soluzione praticabile.
Senza un radicale cambio di rotta nella gestione delle quattro Asl (che hanno disavanzi non omogenei, peggiori nelle Asl 1 e 2), avverte ancora la Corte dei Conti, il rischio di commissariamento forzato per il biennio 2026-2027 è concreto.
«Questi dati non sono opinioni – dichiara Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana Abruzzo -. Emerge che in Abruzzo l’articolo 32 della Costituzione è un diritto sulla carta, non nella realtà delle persone. Si tratta di una gestione fallimentare della giunta Marsilio: il disavanzo della sanità si è scaricato sui cittadini e sui territori con un aumento dell’addizionale Irpef e con tagli a settori vitali, mentre i servizi sanitari continuano a non funzionare. Chiediamo alla Regione un cambio di passo immediato, a partire dal pieno utilizzo dei fondi PNRR e dal potenziamento del personale sanitario pubblico. Tra le altre richieste ci sono: il raggiungimento dell’obiettivo del 5% del fondo sanitario dedicato alla salute mentale e l’adeguamento dei consultori allo standard nazionale di 1 ogni 20.000 abitanti».
LAQTV Live