07 Giugno 2026 - 10:11:26
di Martina Colabianchi
La prima Notte Bianca delle Culture segna un passaggio preciso nel percorso di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Ieri, 6 giugno, dalle 15.30 a mezzanotte, il centro storico siè trasformato in un laboratorio a cielo aperto con 17 appuntamenti e 14 partner coinvolti, nell’ambito del Festival delle Culture, giunto alla sua settima edizione.
Licia Colò, nota conduttrice televisiva e divulgatrice scientifica, ha aperto la serata all’Auditorium del Parco con la conferenza ,”Viaggiare per andare verso l’Altro“, sul viaggio come strumento di conoscenza e confronto interculturale.
«Siamo in un momento in cui sicuramente è più facile viaggiare, però secondo me invece ci stiamo chiudendo molto per paura – ha dichiarato Licia Colò ai microfoni di LaQtv -. Quando io ero ragazza il mondo era molto più grande rispetto ad oggi perché c’erano meno conflitti internazionali. Si arrivava davvero molto lontano senza paura. Adesso, da una parte ci siamo aperti e dall’altra, invece, ci siamo chiusi e abbiamo paura dell’altro. Questo è un grandissimo limite. Parliamo oggi di questo e ci domandiamo se convenga aver paura dell’altro per chiudersi nella propria sicurezza, ma non conoscendo tanta meraviglia che ci circonda, oppure se convenga avere fiducia. Non tutti ci ingannano, forse qualcuno ci ingannerà ma si dice che Einstein avesse detto: “Meglio essere ottimista e morire scoprendo di aver avuto torto, piuttosto che vivere da pessimista e scoprire di aver avuto ragione una volta arrivato alla fine».

Colò, nel corso dell’incontro, ha parlato anche di una recente esperienza al Circolo Polare Artico, dove ha incontrato persone che hanno scelto una vita essenziale, legata ai prodotti del territorio e a un diverso rapporto con il tempo. «Questo è il vero lusso: prendersi cura di se stessi, dando importanza al tempo», ha osservato.
La conduttrice si è detta anche contenta di essere tornata all’Aquila e di aver trovato una città rinata, capace di restituire un’immagine nuova dopo gli anni difficili della ricostruzione. La divulgatrice ha richiamato inoltre la necessità di un confronto pubblico più approfondito sui temi divisivi, come il ricorso all’energia nucleare. «Il punto – ha spiegato – è mettere a confronto le diverse posizioni sulla base di dati scientifici verificabili. Solo attraverso un dibattito aperto e documentato – ha osservato – le persone possono formarsi un’opinione consapevole».
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