07 Giugno 2026 - 12:16:05
di Vanni Biordi
La geopolitica dell’agricoltura italiana registra un movimento inatteso che parte dalla provincia adriatica per scardinare gli equilibri della gestione dei fondi europei. Il tentativo di importare nel territorio abruzzese la legislazione della Regione Sicilia in materia di agroecologia rappresenta una svolta amministrativa che supera la dimensione locale.
La proposta nasce a Tollo dove le istituzioni provinciali e i vertici delle associazioni vitivinicole hanno deciso di assumere l’iniziativa legislativa. Il progetto punta a introdurre un sistema di premialità vincolate a rigidi standard ambientali che escludono l’uso di biocidi e pesticidi chimici. La norma siciliana approvata lo scorso anno viene assunta come nucleo giuridico per ridefinire i rapporti economici tra la Regione e i produttori.
Le dichiarazioni dei promotori indicano la necessità di utilizzare quel testo come base per le specificità del territorio abruzzese. «La Regione Sicilia con la sua legge sull’agroecologia, in vigore da circa un anno, è stata pioniera in Italia e persino in Europa, perciò è doveroso partire da quell’esempio», dichiara il sindaco di Tollo, Angelo Radica. L’obiettivo dichiarato risiede nella creazione di filiere capaci di garantire la sovranità alimentare e la tutela dei diritti dei lavoratori agricoli.
La vera posta in gioco non riguarda la semplice adozione di pratiche biologiche ma la redistribuzione dei sussidi comunitari. L’introduzione di criteri rigenerativi per la fertilità dei suoli sposta l’asse dei finanziamenti dai grandi consorzi industriali alle aziende medie e piccole capaci di certificare la gestione ecologica degli scarti. Questo passaggio normativo introduce una variabile complessa nell’economia regionale, il rischio di un irrigidimento burocratico per le imprese minori che si trovano prive delle strutture tecniche necessarie per accedere ai nuovi incentivi. Bisognerebbe spiegare, però, che la transizione ambientale non è un pranzo di gala economico e l’adozione di modelli esterni rischia di ignorare la reale struttura della proprietà fondiaria locale.
L’aspetto che la politica evita di considerare è la totale assenza di una rete logistica pubblica capace di sostenere la vendita diretta. Senza infrastrutture di distribuzione controllate la legge si ridurrà a un bollino di qualità per pochi produttori d’élite, lasciando la massa dei coltivatori esposta alla grande distribuzione organizzata. Il valore del suolo si difende nei mercati, non solo nei codici.
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