08 Giugno 2026 - 15:28:51
di Martina Colabianchi
I dati diffusi dalla Cgia di Mestre sul lavoro irregolare in Abruzzo preoccupato il Partito democratico regionale e riaccendono i riflettori su un fenomeno che ormai non interessa più solo il Sud del Paese.
Quello che emerge non è un fenomeno episodico, ma una condizione strutturale che rischia di radicarsi ulteriormente se non si interviene con decisione.
«Se il lavoro regolare continua a essere troppo spesso povero e precario, quello irregolare gode purtroppo di ottima salute – dichiarano il segretario regionale del Partito democratico Daniele Marinelli e la responsabile Lavoro della segreteria regionale Monia Pecorale –. I dati ci dicono che l’Abruzzo sta correndo il rischio concreto di essere trascinato verso le dinamiche più grigie del Mezzogiorno, con conseguenze pesantissime per i lavoratori, per le imprese sane e per l’intero tessuto economico regionale. Il lavoro nero e il caporalato rappresentano una delle forme più odiose di sfruttamento e sono anche il primo anello della concorrenza sleale. Chi rispetta le regole, paga i contributi e tutela i propri dipendenti viene penalizzato rispetto a chi costruisce i propri margini economici sull’illegalità e sulla compressione dei diritti. Per questo la lotta al lavoro irregolare non è soltanto una battaglia di civiltà, ma anche una questione di giustizia economica e di tutela del sistema produttivo. Le responsabilità istituzionali non possono essere ignorate.
«Preoccupa il fatto che a fronte delle risorse straordinarie messe a disposizione dal PNRR e degli strumenti normativi esistenti – proseguono -, continuiamo a registrare ritardi, inefficienze e una sensibile diminuzione dell’attività ispettiva. Come sottolinea la Cgil Abruzzo e Molise, il lavoro nero e il caporalato prosperano proprio nei vuoti lasciati dalle istituzioni. A dieci anni dall’introduzione della legge contro il caporalato è arrivato il momento di attuarne pienamente la parte più innovativa: quella della prevenzione. Significa garantire trasporti pubblici efficienti per i lavoratori agricoli, alloggi dignitosi e condizioni che sottraggano le persone più fragili al ricatto e allo sfruttamento. Condividiamo inoltre le proposte avanzate dalla segretaria nazionale del Partito Democratico Elly Schlein per rafforzare il contrasto alle agromafie e allo sfruttamento lavorativo: dall’istituzione di una Procura specializzata al potenziamento delle risorse destinate all’applicazione della legge contro il caporalato, fino all’utilizzo rigoroso degli strumenti di sequestro nei confronti delle aziende che sfruttano i lavoratori».
Il Partito Democratico chiede infine un’iniziativa immediata della Regione Abruzzo: «La Regione deve assumere un ruolo di coordinamento e vigilanza permanente sul fenomeno. Chiediamo l’apertura di un tavolo interistituzionale con le parti sociali, le organizzazioni datoriali, gli enti ispettivi e tutti i soggetti della filiera produttiva per incrociare banche dati, individuare tempestivamente le anomalie contrattuali e prevenire situazioni di sfruttamento prima che diventino patologiche. Occorre inoltre rafforzare la collaborazione tra Ispettorato del Lavoro, forze dell’ordine, enti locali e polizie municipali, seguendo modelli già sperimentati con successo in altre regioni. L’Abruzzo non può accettare di diventare una terra in cui il lavoro nero e il caporalato trovano spazio e convenienza. Difendere il lavoro regolare significa difendere la dignità delle persone, la sicurezza dei lavoratori e il futuro della nostra economia».
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