09 Giugno 2026 - 20:31:30

di Vanni Biordi

L’Auditorium del Parco dell’Aquila, disegnato dall’architetto Renzo Piano, ha ospitato il convegno «Più cultura finanziaria. Conoscenza che crea valore», evento principale della ventottesima tappa di «In viaggio con la Banca d’Italia», inserita nel calendario ufficiale de L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.

Tre sessioni di dialogo con esponenti del mondo economico, della comunicazione e del terzo settore hanno affrontato il rapporto tra informazione e finanza, i temi dell’inclusione sociale e la diffusione degli strumenti di alfabetizzazione economica. L’iniziativa, avviata nel 2023, attraversa il Paese con incontri aperti e gratuiti dedicati alla promozione della cultura finanziaria.

La scelta dell’Aquila assume un significato particolare. Una città ricostruita due volte, fisicamente dopo il terremoto del 2009 e simbolicamente attraverso il percorso che l’ha portata a essere Capitale italiana della Cultura 2026, diventa il luogo ideale per riflettere sul legame tra conoscenza, crescita collettiva e autonomia individuale.

Nel corso dell’incontro è intervenuto anche il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, che ha evidenziato il valore strategico dell’educazione finanziaria. «La cultura finanziaria rappresenta uno strumento fondamentale per rafforzare la consapevolezza dei cittadini, ridurre le disuguaglianze e prevenire situazioni di vulnerabilità economica. Investire nella conoscenza significa investire nel futuro delle persone, delle famiglie e delle imprese».

Marsilio ha inoltre ringraziato la Banca d’Italia per aver scelto il capoluogo abruzzese come sede dell’iniziativa. «Costruire un dialogo diretto fondato sulla fiducia, sulla trasparenza e sulla conoscenza è un’opportunità che non dobbiamo perdere. La cultura finanziaria ha infatti un importante valore sociale: contribuisce a ridurre le disuguaglianze, previene situazioni di vulnerabilità economica e favorisce l’inclusione. Tutto questo passa attraverso la capacità delle persone di comprendere e gestire consapevolmente le proprie risorse».

Il presidente ha poi richiamato l’attenzione sul ruolo della formazione e dell’educazione economica fin dalla giovane età. «È una sfida che coinvolge le istituzioni, il sistema educativo, il mondo del terzo settore e le comunità locali. Occorre stimolare curiosità, attenzione e consapevolezza, partendo anche dalla scuola, dove gli spazi dedicati all’educazione economica sono ancora limitati. Investire nella diffusione di queste conoscenze significa offrire strumenti di tutela soprattutto ai soggetti più fragili. L’intelligenza artificiale applicata alla finanza e all’economia sta creando straordinarie opportunità, ma anche rischi significativi: per questo è ancora più importante rafforzare le competenze e la capacità critica dei cittadini».

Parole che si inseriscono pienamente nel messaggio promosso dalla Banca d’Italia e che richiamano una questione centrale per il dibattito nazionale. Perché se il valore della cultura finanziaria è ormai riconosciuto trasversalmente, i numeri continuano a raccontare una realtà complessa.

Le indagini OCSE del 2022 confermano infatti una fragilità diffusa: il livello medio di alfabetizzazione finanziaria si attesta a 61 punti su 100 tra gli adulti e a 54 punti su 100 tra gli studenti. Anche l’indagine triennale della Banca d’Italia mostra segnali di miglioramento, con un punteggio medio passato da 10,2 su 20 nel 2020 a 10,6 nel 2023, ma il progresso appare ancora insufficiente a mettere i cittadini al riparo da errori nelle scelte economiche, fenomeni di sovraindebitamento o truffe finanziarie.

È proprio qui che emerge quello che resta il nodo irrisolto del dibattito. La distanza tra iniziative episodiche e formazione sistematica. L’educazione finanziaria è entrata nei curricula scolastici soltanto a partire dall’anno scolastico 2024-2025 e con uno spazio limitato, pari a sette ore annue nelle scuole secondarie superiori. Una misura importante sul piano simbolico ma ancora troppo contenuta per produrre effetti significativi e misurabili nel lungo periodo.

Convocare platee motivate in auditorium, organizzare incontri pubblici e favorire il confronto tra esperti e cittadini rappresenta senza dubbio un’azione meritoria. Non costituisce però, da sola, una politica educativa. La vera sfida è raggiungere chi non si presenta agli eventi, chi non legge gli inviti, chi non dispone degli strumenti necessari per comprendere l’importanza di acquisirli.

La cultura finanziaria come antidoto alla vulnerabilità economica può funzionare soltanto se diventa un’infrastruttura permanente della cittadinanza, accessibile e diffusa lungo tutto l’arco della vita. Non un appuntamento occasionale, ma una competenza di base al pari della lettura, della scrittura e delle competenze digitali.

L’incontro dell’Aquila ha avuto il merito di riportare il tema al centro del dibattito pubblico. Resta però aperta la domanda più importante: come trasformare la sensibilizzazione in formazione stabile e universale. Da quella risposta dipenderà la capacità del Paese di colmare un ritardo che continua a pesare sulla qualità delle scelte economiche individuali e, di conseguenza, sullo sviluppo collettivo.