11 Giugno 2026 - 11:04:08
di Vanni Biordi
L’Abruzzo è una regione che cammina nei boschi senza saperlo. Il primo Rapporto Pefc Italia sulle foreste nei comuni italiani, pubblicato a giugno 2026 con il supporto di Uncem e Legambiente, fissa un’immagine del territorio regionale che le istituzioni stentano ancora a mettere a fuoco.
Su 305 comuni la superficie forestale tocca quota 419.389 ettari, con un indice di boscosità del 38,72%, quasi quattro punti sopra la media nazionale.
I numeri per singolo comune dicono molto di più. Canistro, in provincia dell’Aquila, guida la classifica regionale con un indice dell’89,33%, seguita da Castellafiume con l’86,21% e da Morino con l’85,85%.
Comuni minuscoli, quasi interamente avvolti dalla foresta, dove la presenza umana è diventata una parentesi nel paesaggio.
L’Aquila, il capoluogo, ospita la superficie assoluta più ampia con 17.622 ettari boschivi, ma il suo indice di boscosità si ferma al 37,19%, riflesso di una estensione comunale eccezionale.
Il rapporto descrive senza giri di parole la natura del fenomeno. In 3.596 comuni montani, che rappresentano il 47,8% della superficie territoriale nazionale e che ospitano il 13,5% della popolazione, si concentra il 75,7% della superficie forestale nazionale. L’Abruzzo incarna questa proporzione con precisione quasi matematica perché i borghi montani aquilani e teramani custodiscono il bosco, ma non hanno né le risorse né le strutture per gestirlo.
La questione che il rapporto solleva, e che nessun piano regionale ha ancora affrontato con la dovuta serietà, riguarda la governance. Il singolo comune, soprattutto dove la densità è molto bassa, non sempre dispone delle risorse per affrontare la gestione del patrimonio forestale. In Abruzzo, comuni come Collelongo, Civitella Alfedena e Tione degli Abruzzi, tutti con indici superiori al 75%, rappresentano esattamente questa condizione, amministrazioni ridotte all’osso che presidiano ecosistemi di rilevanza nazionale.
In buona sostanza, più un comune è boscoso, più è probabile che abbia perso popolazione nell’arco degli ultimi decenni. Il bosco non è cresciuto malgrado l’abbandono, è cresciuto attraverso l’abbandono. Ogni ettaro di foresta in più su questi versanti abruzzesi racconta una famiglia che se n’è andata, un campo che ha smesso di essere coltivato, un presidio territoriale in meno.
Leggere i dati forestali significa leggere, in controluce, la storia dello spopolamento montano.
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