11 Giugno 2026 - 14:43:54
di Vanni Biordi
Francesco De Santis, assessore leghista del Comune dell’Aquila, ha rotto il silenzio sul futuro politico della città con un comunicato destinato a far discutere ben oltre i confini del palazzo municipale. La sostanza è semplice, la posta in gioco assai meno. Il centrodestra aquilano, dopo dieci anni di governo ininterrotto sotto la guida del sindaco Pierluigi Biondi, si trova ora di fronte all’appuntamento più delicato della sua storia recente, le elezioni comunali del 2027, apparentemente senza avere ancora un candidato e, soprattutto, sembrerebbe non avere una strategia condivisa su come trovarlo.
De Santis invoca un percorso collegiale tra Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e le forze civiche alleate, un tavolo dove la scelta del candidato sindaco nasca dal consenso e non dall’imposizione di uno dei partiti sulla coalizione. «L’individuazione del candidato sindaco alle elezioni dell’Aquila 2027 deve essere figlia di un percorso condiviso tra tutti i rappresentanti del centrodestra del capoluogo abruzzese», sottolinea l’assessore, usando un tono che suona più come un monito interno che come una dichiarazione pubblica. L’eredità di Biondi viene evocata con toni encomiastici, «mai come in questi anni un sindaco era stato in grado di rivoluzionare il volto, la vita, l’economia, il welfare dell’Aquila», ma proprio questa narrazione trionfale nasconde la vera tensione sotterranea.
Politicamente, una coalizione che governa con continuità tende a frammentarsi sul nome del successore molto più di una coalizione all’opposizione, perché ogni componente teme di perdere il peso acquisito nel corso del mandato. Quello che De Santis non dice, e che costituisce, probabilmente, il tema più delicato, è che il rischio di una frattura nel centrodestra aquilano esiste ed è documentato da precedenti recenti in altre città abruzzesi, dove la mancata mediazione preventiva tra i partiti ha prodotto candidature contrapposte o astensioni silenziose che hanno compromesso la coalizione.
Pescare un candidato di sintesi in un contesto dove FdI è il partito di maggioranza relativa ma Lega e FI rivendicano autonomia decisionale non è un esercizio diplomatico, è una prova di forza mascherata da dialogo.
Il rischio è che il richiamo alla maturità politica rimanga un appello retorico se non sarà seguito da un meccanismo concreto di selezione, con tempi, regole e un arbitro riconosciuto da tutti. Adesso, politicamente, L’Aquila deve dimostrare di saper scegliere.
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