11 Giugno 2026 - 18:06:48
di Martina Colabianchi
Dal prossimo 18 giugno, la sede del servizio di Continuità Assistenziale (l’ex Guardia Medica) sarà trasferita dall’ex Onpi all’ospedale San Salvatore, in quella che sarà la nuova Casa di Comunità.
«Una scelta in completa controtendenza rispetto alle linee guida del Decreto Ministeriale 77 del 2022, il cui obiettivo esplicito era quello di localizzare tali strutture in zone strategiche delle città, avvicinando così importanti presidi sanitari alla comunità e decongestionando gli ingressi in ospedale», scrive in una nota il gruppo politico de L’Aquila Coraggiosa.
«Non a caso da diverso tempo nella città dell’Aquila era stata avanzata la proposta di inserire la Casa di Comunità nel Parco dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio, un luogo ideale per questo tipo di struttura, sia per la sua destinazione d’uso, sia per la localizzazione e la bellezza che lo contraddistinguono».
«Tutto questo, invece, non avverrà. I fondi del Pnrr destinati alla Casa di Comunità, piuttosto che essere investiti in zone strategiche aumentando così la presenza di presidi sanitari in luoghi distanti dall’ospedale, sono stati dirottati per la terza volta, dopo sisma e Covid, sul San Salvatore. Una scelta di localizzazione sbagliata che andrà a colpire in particolar modo le cittadine ed i cittadini dell’area est della città, che a breve saranno privati di un importante presidio sanitario. Questo sarà il primo di una lunga serie di spostamenti che daranno vita alla riorganizzazione della sanità territoriale, che potrebbe andare a coinvolgere anche i presidi di Paganica e Bazzano. Una scelta che nasce, anche e soprattutto, da una lontananza istituzionale con la città».
«Quando abbiamo partecipato alcuni mesi fa – prosegue la nota – ad una grande assemblea di quartiere presso la Parrocchia della Torretta, tra le principali criticità emerse c’era proprio la distanza del quartiere dall’ospedale San Salvatore e la necessità di ragionare sull’avvicinamento di servizi sanitari essenziali, in maniera tale da rendere il diritto alla salute davvero accessibile per tutte e tutti. Richieste ed esigenze che negli anni non sono state prese in considerazione da coloro che stanno riorganizzando la sanità pubblica allontanandola dalle comunità».
«Restiamo convinti che il diritto e l’accessibilità alle cure non possano essere un privilegio per pochi e che l’obiettivo primario delle istituzioni dovrebbe essere, come specificato nel Decreto 77, quello di avvicinare i luoghi di cura, non allontanarli. Tutto ciò è stato determinato da una totale assenza di pianificazione per il Comune dell’Aquila e dalla mancanza di visione di una città territorio, in cui ci sia una reale attenzione verso le esigenze della cittadinanza e delle tante frazioni del Comune – concludono -, troppo spesso escluse e marginalizzate nei processi decisionali».
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