26 Giugno 2026 - 19:18:34

di Redazione

Proseguono le attività di ricerca archeologica nell’area di Case Pente, a Sulmona, dove dal marzo 2023 la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province dell’Aquila e Teramo sta conducendo le indagini previste nell’ambito del procedimento autorizzativo relativo al progetto della centrale di compressione Snam. Un lavoro che, oltre a garantire la tutela del patrimonio archeologico, sta restituendo un quadro inedito della storia più antica della Valle Peligna.

Le indagini, estese su una superficie di circa 12 ettari, rappresentano uno dei più importanti interventi di archeologia preventiva realizzati negli ultimi anni in Abruzzo. L’area, prima dell’avvio degli scavi, non era sottoposta a vincolo archeologico e le conoscenze disponibili erano limitate a pochi rinvenimenti fortuiti risalenti all’Ottocento.

I risultati ottenuti hanno invece portato alla luce una lunga sequenza di frequentazione del territorio, che attraversa migliaia di anni. Tra le scoperte più significative figurano i resti di un villaggio risalente alla fine dell’Eneolitico e all’età del Bronzo antico, testimoniato dalle tracce di 52 capanne e dalla relativa necropoli. Gli archeologi hanno inoltre individuato numerose sepolture appartenenti alle fasi successive di occupazione dell’area e importanti strutture di epoca romana.

Per quanto riguarda il più antico insediamento, la Soprintendenza spiega che il deposito archeologico è stato completamente scavato e documentato secondo quanto previsto dalla normativa vigente, consentendo di acquisire tutte le informazioni scientifiche necessarie e di completare le attività di tutela previste per il sito.

Particolarmente rilevanti anche i ritrovamenti di età romana. Gli scavi hanno restituito un edificio rustico e un complesso dotato di ambienti termali, situati lungo un antico percorso viario che ha continuato a caratterizzare il paesaggio della Valle Peligna anche nei secoli successivi. Proprio per il loro valore storico e archeologico, queste strutture saranno conservate nel luogo del ritrovamento e diventeranno parte di un percorso di visita attualmente in fase di progettazione.

Il progetto non si limita alle operazioni di scavo. L’accordo di valorizzazione sottoscritto tra Soprintendenza e Snam prevede infatti il restauro di tutti i reperti recuperati e delle strutture conservate, compreso il complesso termale, il cui intervento è già stato completato. È inoltre prevista la ricostruzione di una capanna preistorica accanto ai resti romani, insieme a un ampio programma di studi scientifici che comprende analisi antropologiche e genetiche sulle sepolture, indagini archeobotaniche, archeozoologiche e archeometriche, datazioni radiometriche, pubblicazioni specialistiche e una mostra conclusiva dedicata ai risultati della ricerca.

Le attività di divulgazione sono già iniziate. Lo scorso 13 giugno, in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, il cantiere è stato aperto al pubblico con visite contingentate, offrendo a cittadini e appassionati l’opportunità di osservare da vicino il lavoro degli archeologi e i principali rinvenimenti.

Nel pieno del dibattito sviluppatosi nelle ultime settimane sul futuro dell’area, la Soprintendenza ha ribadito che tutte le operazioni svolte a Case Pente sono avvenute nel rispetto delle procedure previste dalla legge e sotto la diretta responsabilità dell’Amministrazione competente. Tutti i reperti rinvenuti sono stati regolarmente documentati, studiati e sottoposti alle necessarie misure di tutela, mentre le testimonianze ritenute di maggiore rilevanza saranno conservate e rese fruibili al pubblico attraverso i programmi di valorizzazione già avviati.

Le attività di scavo, studio e documentazione proseguiranno anche nelle prossime settimane, accompagnate da nuove iniziative di informazione e confronto con il territorio. L’obiettivo, conclude la Soprintendenza, è quello di coniugare tutela, ricerca e valorizzazione, nella convinzione che conoscenza e trasparenza rappresentino strumenti fondamentali per preservare e condividere il patrimonio culturale della collettività.