27 Giugno 2026 - 10:33:49

di Vanni Biordi

Nell’aula dove si prendono le decisioni che contano, quella dell’Assemblea dei Soci, c’è un momento in cui il silenzio vale più di qualunque discorso. È il momento del voto. E mercoledì pomeriggio, nella sede aquilana dell’AIL, quel silenzio si è rotto con una scelta unanime: Roberto Maccarrone è il nuovo presidente dell’Associazione Italiana contro le Leucemie, i Linfomi e il Mieloma, sezione di L’Aquila.

Per la prima volta nella storia della sezione provinciale, la presidenza va a un aquilano, a qualcuno che in quella città è nato, che ne conosce i vicoli, le piazze, i reparti ospedalieri, le famiglie che attendono. Negli anni precedenti la guida era affidata a un presidente residente fuori dalla provincia, una scelta che molti soci avevano nel tempo vissuto come una distanza non solo geografica.

L’AIL è una realtà fondata nel 1969 e articolata su ottantatré sezioni provinciali in tutta Italia. Il suo lavoro si muove sulla ricerca scientifica sulle malattie ematologiche, l’assistenza ai pazienti e l’accompagnamento alle famiglie. La sezione aquilana opera in stretto contatto con il reparto di Ematologia dell’ospedale San Salvatore, dove ogni anno decine di pazienti affrontano percorsi lunghi e spesso silenziosi.

«Da oggi AIL L’Aquila torna a casa. La nostra forza saranno i soci, i volontari e la città. Vogliamo un’Associazione che non si limiti ad assistere, ma che prevenga, accompagni e faccia rete con ospedali, istituzioni e cittadini», ha dichiarato Roberto MaccarrFmone al termine dell’assemblea.

Le parole di Maccarrone ci dicono una cosa sola, prossimità. E la prossimità, nel mondo del volontariato sanitario, non è un valore aggiunto. È la condizione stessa dell’utilità. Quello che Maccarrone deve subito affrontare riguarda il lascito operativo della gestione precedente, i progetti avviati, i rapporti istituzionali costruiti, le raccolte fondi in corso. Una transizione senza una rendicontazione trasparente rischia di disperdere quanto è stato fatto, anche se fatto lontano.

Maccarrone eredita una struttura associativa e dovrà scegliere cosa tenere, cosa rinnovare e cosa costruire da zero. È una questione molto delicata. Nota a margine: in una città che porta ancora addosso le cicatrici del sisma del 2009, un’associazione che lavora sulla malattia grave ha un peso specifico diverso rispetto ad altri contesti. L’Aquila sa cosa significa attraversare una crisi senza sapere quando finisce.

Questa memoria collettiva, se Roberto Maccarono la trasforma in metodo, potrebbe diventare la risorsa più bella e autentica della sua nuova gestione. Buon lavoro.