28 Giugno 2026 - 17:54:04
di Vanni Biordi
Nel pieno di una delle più intense ondate di calore che stanno interessando l’Europa, il fisico e scrittore aquilano Domenico Mastrogiuseppe ha rivolto un appello ai rettori delle Università dell’Abruzzo e del Molise affinché promuovano un congresso interuniversitario dedicato alle cause profonde del riscaldamento del pianeta. La richiesta nasce dalla convinzione che una parte del dibattito scientifico e divulgativo trascuri un elemento ritenuto centrale dall’autore, ovvero il ruolo dell’accumulo del calore prodotto dalle attività umane all’interno della biosfera.
Nella lettera indirizzata ai magnifici rettori, Mastrogiuseppe richiama il principio della conservazione dell’energia e scrive che «il calore, in quanto energia si conserva e quindi nell’ambiente termicamente sempre più chiuso che è la biosfera, il calore non può far altro che accumularsi». Una tesi che collega all’aumento delle fonti di calore generate dall’uomo e alla crescente concentrazione di anidride carbonica, descritta come un fattore che renderebbe la biosfera progressivamente meno capace di disperdere energia.
L’autore richiama anche il proprio volume “Stiamo cambiando la Fisica della Terra”, nel quale dedica un capitolo alla cosiddetta «termodinamica della biosfera». Ricorda inoltre di avere promosso nel 2023 un appello inviato al segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, sostenuto da circa cinquecento firme, con la proposta di una «Moratoria universale del calore», iniziativa che non ebbe seguito.
La richiesta rivolta oggi agli atenei non consiste nell’accettazione preventiva della sua teoria. Il punto centrale è l’apertura di un confronto scientifico che coinvolga studiosi di discipline diverse, dalla fisica del clima alla termodinamica, fino alle scienze dell’atmosfera. È proprio questo il passaggio che rende la lettera un documento di interesse pubblico. La proposta riguarda il metodo con cui affrontare una questione che coinvolge ricerca, politica e società.
La comunità scientifica internazionale attribuisce il riscaldamento globale osservato negli ultimi decenni principalmente all’aumento dei gas serra prodotti dalle attività umane. L’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change afferma che «È inequivocabile che l’influenza umana abbia riscaldato l’atmosfera, l’oceano e la terra». Questa conclusione rappresenta oggi il riferimento condiviso dalla maggior parte della ricerca climatologica.
Esiste però un aspetto che raramente viene posto al centro del dibattito pubblico. Le discussioni si concentrano quasi sempre sui risultati delle ricerche consolidate, mentre dedicano meno spazio alla verifica critica di ipotesi alternative formulate da studiosi esterni ai principali gruppi di ricerca. Questo non significa attribuire loro validità scientifica. Significa riconoscere che il progresso della conoscenza passa anche attraverso il confronto rigoroso, la verifica sperimentale e la possibilità di sottoporre ogni teoria al vaglio della comunità scientifica. È proprio nella capacità delle università di accogliere il dibattito, distinguendo con chiarezza tra ipotesi e prove, che si misura la forza della ricerca.
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