30 Giugno 2026 - 17:38:53

di Vanni Biordi

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo ha emesso il 30 giugno la sentenza n. 574/2025, con cui dichiara nulli il decreto del sindaco Pierluigi Biondi che il 25 settembre 2025 aveva nominato l’architetto Marco Marrocco comandante ad interim della Polizia Municipale e il successivo decreto di proroga del 2 gennaio 2026. Il giudice amministrativo ha accolto il ricorso presentato da Luca Andreozzi, agente del Corpo, che da anni contesta le modalità con cui il Comune individua il vertice della Polizia Locale.

La motivazione della sentenza è netta. Marrocco, al momento della nomina, era già dirigente di un altro settore comunale, quello del trasporto pubblico locale e della mobilità sostenibile. L’articolo 11 della legge regionale 42 del 2013 vieta espressamente che la Polizia Locale sia posta «alle dipendenze del responsabile di un settore diverso». Il Comune aveva fatto leva su una modifica normativa introdotta dalla Regione Abruzzo nell’agosto 2025, il comma 7 bis dell’articolo 5, che consente di affidare l’incarico di comandante anche a un dirigente esterno al Corpo. Il TAR chiarisce però che quella deroga riguarda solo i commi 1 e 2 dello stesso articolo 5 e non tocca l’articolo 11, che resta pienamente applicabile. Per i giudici si tratta di un’elusione del giudicato già formatosi con la sentenza 376/2025, che aveva imposto al Comune di nominare il comandante nel rispetto della normativa regionale specifica.

Il TAR ha inoltre escluso dal giudizio il Ministero dell’Interno e la Prefettura dell’Aquila per difetto di legittimazione passiva, riconoscendo che gli atti impugnati sono tutti riconducibili al Comune. Il Comune dell’Aquila è stato condannato al pagamento delle spese legali in favore del ricorrente, liquidate in 5.000 euro.

Sul fronte politico la prima a intervenire è la consigliera comunale del Partito Democratico Stefania Pezzopane, che parla di «settima figuraccia dell’amministrazione Biondi» davanti alla giustizia amministrativa. Pezzopane ricorda che il centrosinistra aveva sollevato il problema fin dall’inizio, sostenendo che il comandante dovesse essere scelto tra gli appartenenti al Corpo. La consigliera segnala anche un dettaglio temporale rilevante. Appena un giorno prima della sentenza, la maggioranza di centrodestra aveva bocciato un ordine del giorno presentato dal centrosinistra sulla sicurezza urbana, nel quale si chiedeva proprio di risolvere la questione del comandante tramite la valorizzazione delle professionalità interne o l’espletamento del concorso. Pezzopane chiede al sindaco di revocare gli incarichi e di verificare eventuali responsabilità per danno erariale, considerato il costo del contenzioso sostenuto in questi anni dai cittadini aquilani.

Sulla stessa linea si muove il consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra Lorenzo Rotellini, che definisce la pronuncia una «nuova e pesante sconfitta» per l’amministrazione comunale. Rotellini sottolinea che non si può più parlare di episodi isolati, ma di una serie di decisioni che certificano errori e scelte ostinate nonostante le ripetute censure della magistratura. Anche lui chiede al sindaco e alla maggioranza di assumersi la responsabilità politica e di mettere fine a una vicenda che ha danneggiato l’immagine dell’ente.

Più duro il commento di Gianni Padovani ed Enrico Verini, che parlano apertamente di «ottava volta» in cui il Comune viene condannato sulla vicenda del comandante della Polizia Locale, contando quindi anche pronunce precedenti rispetto a quelle citate da Pezzopane. I due definiscono la nomina di Marrocco voluta «contro la legge, contro il buon senso, contro le precedenti sentenze». Ricordano la diffida inviata dal governo sull’emendamento regionale, ritenuto di dubbia costituzionalità, e parlano di un emendamento concepito apposta per aggirare un provvedimento giudiziario. Il loro affondo si allarga oltre la vicenda giudiziaria, chiedendo trasparenza sull’intera gestione amministrativa del Comune, compresi i fascicoli legati alla ricostruzione post sisma, e ipotizzando che la resistenza a nominare un comandante autonomo nasconda timori legati a controlli su altri dossier.

Un elemento che nessuno dei commenti politici ha messo in evidenza riguarda la posizione del Ministero dell’Interno e della Prefettura. Il TAR li ha estromessi dal giudizio perché del tutto estranei agli atti impugnati. Questo significa che, a differenza di quanto si potrebbe pensare leggendo i comunicati, lo Stato centrale non ha alcuna responsabilità diretta nella vicenda. La responsabilità è integralmente del Comune e delle scelte fatte dal sindaco. Inoltre la sentenza chiarisce un punto tecnico che cambia la lettura politica della vicenda. Il giudice non ha bocciato in astratto la possibilità di affidare il comando a un dirigente esterno al Corpo, ha bocciato il fatto che quel dirigente mantenesse contemporaneamente un altro incarico. Questo significa che la strada indicata dal comma 7 bis resta percorribile, a condizione che il dirigente scelto lasci l’altro incarico. Una soluzione che il Comune avrebbe potuto adottare fin da settembre, semplicemente liberando Marrocco dal ruolo nel settore trasporti, ed evitando così l’intero contenzioso. Il fatto che non sia stato fatto pesa più di ogni altra considerazione politica, perché riguarda una scelta organizzativa elementare, non un vincolo normativo insuperabile.

Resta ora da capire quale sarà la prossima mossa del Comune. La sentenza è esecutiva e impone l’adozione di provvedimenti coerenti con quanto già stabilito dalle sentenze precedenti, tra cui la possibilità di affidare l’incarico ad interim al vice comandante interno fino all’espletamento del concorso pubblico per la copertura definitiva del posto.