08 Luglio 2026 - 18:07:09
di Martina Colabianchi
Dal 1° gennaio 2027, numerosi comuni abruzzesi potrebbero perdere lo status di “comune montano”.
È stato infatti pubblicato in Gazzetta Ufficiale il contestato Dpcm intitolato “Regolamento recante i criteri per la classificazione dei comuni montani” che, in sostanza, introduce una nuova combinazione di criteri altimetrici e morfologici per poter definire un Comune “montano”.
All’articolo 2 del decreto, è specificato che i territori dovranno soddisfare almeno uno di questi requisiti: avere l’altitudine media pari o superiore a 400 metri (oppure a 350 metri se accompagnata da pendenze superiori al 20%), contare su una vetta che superi i 1.200 metri, oppure avere almeno un quinto della superficie oltre i 600 metri di quota. È prevista infine una clausola di salvaguardia per i piccoli comuni di collina (con media sopra i 200 metri) che si trovano interamente circondati da aree montane.
Nella nostra regione, quasi 30 Comuni verrebbero tagliati fuori dall’elenco degli ammessi, che comunque ne conta ben 200.
Sul piede di guerra Ali Abruzzo che negli scorsi mesi, insieme ad altre realtà ed associazioni, si era opposta fermamente alla revisione dei criteri.
Per Angelo Radica, presidente dell’associazione, si tratta di «una scelta miope e irrispettosa delle perplessità e delle proteste avanzate da centinaia di Comuni. Basti pensare che era stata da ultimo anche l’Anci a chiedere in Conferenza unificata la sospensione del provvedimento».
Alessandro Paglia, direttore di Ali Abruzzo, sottolinea: «Il governo decide di forzare e andare avanti ignorando il parere contrario di centinaia di Comuni, la richiesta di Anci, il ricorso pendente al Tar del Lazio presentato da amministrazioni di tutti i colori politici. Si tratta chiaramente di una forzatura, da parte nostra continueremo a sostenere, in tutte le sedi, le legittime richieste dei Comuni. Si tratta di territori che da un giorno all’altro verrebbero privati di opportunità, incentivi e finanziamenti vitali per la coesione territoriale e persino per la sopravvivenza, con un forte rischio per i servizi essenziali come la scuola e la sanità».
«Non si possono fare venire meno risorse senza prevedere un’alternativa, pensiamo solo al problema del dimensionamento scolastico nei piccoli Comuni – dichiara ancora Radica -. Il danno è ancora più grave perché si colpiscono aree e territori già vulnerabili. Il nostro impegno e la nostra mobilitazione cresceranno ancora di più, con l’obiettivo principale di rivedere la nuova classificazione inserendo requisiti che non siano esclusivamente basati su criteri geografici. Ne discuteremo come ALI nel meeting nazionale sulle aree interne che si terrà il 10 luglio a San Donato Val di Comino».
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