10 Luglio 2026 - 11:44:57

di Marianna Galeota

Due luoghi simbolo, due linguaggi artistici diversi, un unico filo conduttore: la grande partecipazione del pubblico.

La giornata del 9 luglio dei Cantieri dell’Immaginario, rassegna diretta dal Maestro Leonardo De Amicis, ha regalato alla città dell’Aquila un doppio appuntamento conquistando le sensibilità più diverse.

A poco tempo dalla sua riapertura, il Teatro San Filippo ha accolto il pubblico con “Woman’s Art Now”, il progetto del Gruppo e-Motion dedicato alla danza contemporanea e alla ricerca sui nuovi linguaggi del corpo. Sul palcoscenico si sono alternate due produzioni di danza contemporanea: “Tapirulan”, con coreografia di Sara Lourenço e l’interpretazione di Francesca La Cava, e “Walking on the Wild Side”, firmata da Emma Cianchi e interpretata da Gioele Barrella, Luca De Santis, Alessandro Sodano e Antonio Tello.

Con Tapirulan, l’attrezzo ginnico diventa il filo conduttore di una riflessione sul tempo e sul percorso dell’esistenza. Attraverso il movimento, lo spettacolo ha attraversato le diverse stagioni della vita, restituendo le molteplici identità dell’universo femminile – figlia, madre, compagna, lavoratrice – in un racconto fatto di trasformazioni, ricordi ed esperienze condivise. La coreografia di Sara Lourenço, accompagnata dalla drammaturgia di Anouscka Brodacz, dal light design di Stefano Pirandello e dalle live electronics di Globster, ha costruito una narrazione essenziale e contemporanea, nella quale il corpo si fa strumento di memoria e linguaggio universale.

Di segno diverso, ma altrettanto intenso, Walking on the Wild Side ha proposto una riflessione sulla condizione umana e sul rapporto tra individuo e collettività. Nella semioscurità, corpi in movimento attraversano lo spazio scenico con gesti ripetuti e rigorosi, evocando dinamiche di appartenenza, conformismo e ricerca della propria identità. La coreografia di Emma Cianchi si sviluppa come un racconto visivo in cui una presenza emerge dal gruppo, interrompendone l’uniformità e riaffermando il valore dell’unicità. Un lavoro che, attraverso il linguaggio della danza contemporanea, invita il pubblico a riflettere sul significato della libertà individuale e sulla capacità di preservare la propria autenticità.

La serata si è poi spostata nella cornice della Scalinata di San Bernardino, dove Gaetano Curreri ha scatenato il pubblico con “Io sono le mie canzoni”, racconto musicale e personale: oltre quarant’anni di carriera attraverso le canzoni che hanno segnato la storia degli Stadio, di cui è stato front man, e della musica italiana.

«L’Aquila è ormai nel nostro cuore da tempi non sospetti – ha dichiarato Curreri dopo aver intonato Un disperato bisogno d’amore, canzone d’apertura.  – Qui ho degli amici e a questa città mi sono legato perché ho visto la sua trasformazione, la voglia di tornare a essere una comunità, di sentirsi davvero cittadini. Ieri sera l’ho guardata, dopo cena, e mi sono detto: Ma questa è Parigi! Mi sento orgoglioso per quello che siete riusciti a fare. Avete sorpreso tutti»

Accompagnato sul palco dagli inseparabili Roberto Drovandi e Andrea Fornili, nel corso della serata Gaetano Curreri ha alternato i grandi successi degli Stadio ai brani che portano la sua firma di autore, ripercorrendo alcune delle collaborazioni più significative della sua carriera e della musica italiana. Tra queste: Prima di partire per un lungo viaggio, scritta insieme a Vasco Rossi e interpretata da Irene Grandi; Un senso, nata anch’essa dalla collaborazione con Vasco Rossi; Fragole buone buone, scritta con Luca Carboni; Lunedì cinema, scritta con Lucio Dalla.

E poi Sorprendimi, Grande figlio di puttana, Chiedi chi erano i Beatles, Bella più che mai, La faccia delle donne, Acqua e sapone, Stabiliamo un contatto, e infinite altre.

Ricordi, aneddoti e continui momenti di dialogo con il pubblico, hanno scandito il ritmo di una serata di grande condivisone. Sul palco anche la giovane cantautrice pescarese Veronica Contento, “Nica” che, nel ricordare la sua insegnante di canto, la compianta Emma Petricola, ha interpretato un brano sulla violenza contro le donne.  “Ho conosciuto e lavorato con tanti talenti, e Nica è un talento. La sua delicatezza nel trattare il tema della violenza sulle donne e i temi femminili non ha eguali”, ha commentato Curreri.

Una serata da ricordare dove si è cantato sul palco come sulla scalinata. Un percorso attraverso i brani che hanno segnato la storia della musica italiana e continuano a essere parte del patrimonio musicale di intere generazioni.

«Io sono le mie canzoni – ha concluso Curreri. – Le canzoni siamo noi, sono quello che abbiamo voluto raccontare in tutti questi anni. Forse qualche volta abbiamo sbagliato giacca, ma le canzoni non le abbiamo sbagliate mai. Abbiamo avuto il coraggio di raccontare i ragazzi di quegli anni, le loro emozioni, i loro sogni. Le canzoni servono a questo: a far sentire meno sole le persone e ancora più felici quando la felicità c’è già».