14 Luglio 2026 - 11:05:31

di Martina Colabianchi

Il credito alle piccole imprese abruzzesi è in calo costante.

L’allarme è stato nuovamente lanciato dai sindacati First Cisl, Fisac Cgil e Uilca nel corso dell’incontro dell’Osservatorio Regionale sul Credito, svoltosi a Pescara lo scorso 9 luglio.

Un incontro che avrebbe dovuto segnare un cambio di passo nell’attività dell’organismo in quanto, per la prima volta, infatti, erano stati invitati anche i rappresentanti locali dei tre istituti bancari maggiormente presenti in Abruzzo. Lo scopo era l’avvio di un confronto con Regione, Organizzazioni Sindacali, Associazioni di categoria, Confidi, rappresentanti degli Enti locali, delle BCC e di Poste Italiane.

I rappresentanti territoriali delle tre banche, però, hanno deciso di disertare la riunione. Un atteggiamento, secondo i sindacati, «in totale contraddizione rispetto alle dichiarazioni pubbliche nelle quali dichiarano regolarmente attenzione e vicinanza alla nostra Regione».

I numeri sul credito alle piccole imprese, confermati anche dall’assessore alla Attività produttive Tiziana Magnacca, sono preoccupanti per la tenuta economica della Regione, la cui spina dorsale è rappresentata proprio dalle Pmi.

Stando all’analisi della Fisac Cgil Abruzzo e Molise, diffusa in occasione del report annuale della Banca d’Italia lo scorso aprile, l’Abruzzo si conferma la quarta peggior regione italiana per presenza di filiali bancarie. Il calo del credito colpisce in modo particolare le aziende più piccole: quelle con meno di 20 addetti subiscono una contrazione superiore al 26%, mentre le imprese più grandi limitano la flessione al 6%.

La regione, spiegano i sindacati, ha tenuto ad evidenziare le misure adottate negli ultimi mesi per la costituzione di fondi di garanzia e quelle in arrivo e dall’illustrazione sarebbe emerso chiaramente un dato: «La concessione di credito alle piccole imprese genera un effetto leva, con benefici reali sul territorio tali da produrre flussi che possono arrivare a 10 volte il finanziamento accordato. Questo per ribadire che le banche non sono aziende come le altre, ma che ricoprono un ruolo fondamentale per l’economia, riconosciuto dalla Costituzione», dichiarano le sigle.

«Abbiamo ricordato – proseguono – che le filiali bancarie assolvono ad importanti funzioni sociali, costituendo un presidio di legalità che fa da argine all’usura ed alla conseguente espansione della criminalità, non è un caso se durante il Covid le banche furono tra le poche attività rimaste aperte durante il lockdown, in quanto servizio essenziale. Abbiamo inoltre ribadito il dato, spesso sottovalutato, della perdita di posti di lavoro, oltre 500 in cinque anni, che colpisce meno l’attenzione in quando sono posti di lavoro che non si perdono all’improvviso ma nell’ambito di un processo più lento, ma costante. E a questi numeri bisogna aggiungere quelli delle tante attività costrette a chiudere a seguito dell’impossibilità di finanziarsi».

«Infine, abbiamo espresso preoccupazione per le imminenti operazioni di risiko bancario che avranno un forte impatto sulla nostra regione. Per questo abbiamo chiesto che questi processi vengano in qualche modo governati con un ruolo attivo della politica regionale, ma questo sarà possibile solo in presenza di una reale disponibilità al confronto da parte delle banche coinvolte in queste operazioni, e il fatto che alcuni degli istituti destinati a ricoprire un ruolo da protagonisti – concludono – abbiano deciso di non presentarsi all’incontro del 9 luglio manda un chiaro segnale sulla loro effettiva disponibilità a dialogare con il territorio».