17 Luglio 2026 - 10:45:41

di Marianna Galeota

«Ci rivolgeremo al prefetto perché produca un’accelerazione nella nomina del comandante della polizia municipale».

Lo hanno annunciato gli esponenti della minoranza in Consiglio comunale, nel corso di una conferenza stampa, convocata questa mattina a palazzo Margherita, per affrontare il tema della nomina del comandante della polizia municipale, alla luce, hanno spiegato, di 7 sentenze, tra Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo e Consiglio di Stato, che si sono espresse ogni volta contro l’ente.

«Dopo sette sconfitte davanti alla giustizia amministrativa e quasi nove anni senza un comandante della polizia locale legittimamente nominato, è arrivato il momento di mettere fine a una vicenda che ha danneggiato il Comune, indebolito un servizio essenziale e fatto pagare ai cittadini il costo di un contenzioso senza fine. Per questo ci rivolgiamo al Prefetto dell’Aquila affinché eserciti pienamente i poteri attribuitigli e vigili sulla tempestiva esecuzione dell’ultima sentenza del Tar», hanno commentato Stefania Pezzopane, Enrico Verini, Paolo Romano e Lorenzo Rotellini.

L’ultima sentenza del Tar, in ordine di tempo, è quella del 30 giugno scorso con cui si dichiarano nulli il decreto del sindaco che il 25 settembre 2025 aveva nominato l’architetto Marco Marrocco comandante ad interim della municipale e il successivo decreto di proroga del 2 gennaio 2026.

Il giudice amministrativo ha accolto il ricorso presentato da un agente del corpo che da anni contesta le modalità con cui il Comune individua il vertice della polizia locale.

«Non è la prima volta che il Tar interviene per imporre al Comune il rispetto della legge: già in passato aveva nominato il Prefetto commissario ad acta per assicurare l’esecuzione delle proprie decisioni. Per questo oggi chiediamo che venga garantita, senza ulteriori rinvii, la piena attuazione dell’ultima sentenza, restituendo finalmente alla città un comandante pienamente legittimato -hanno proseguito – Questa vicenda non è più soltanto un contenzioso amministrativo. È diventata il simbolo del modo di amministrare della giunta Biondi: sette batoste in tribunale, un Corpo rimasto per quasi nove anni senza un comandante legittimamente nominato e migliaia di euro di risorse pubbliche spese per difendere scelte che i giudici hanno sistematicamente bocciato».

«I giudici amministrativi, prima il TAR e poi il Consiglio di Stato, hanno chiarito ripetutamente quale fosse la strada da seguire. Eppure, il Comune ha continuato a percorrere soluzioni dichiarate illegittime una dopo l’altra, arrivando perfino a tentare di aggirare gli effetti delle sentenze attraverso modifiche normative che si sono rivelate del tutto inutili – hanno aggiunto – La domanda che oggi rivolgiamo al sindaco è molto semplice: quanto è costato alle casse comunali questo accanimento? Quanto denaro pubblico è stato speso per sette giudizi persi, tra spese legali, consulenze e attività amministrative? Chi pagherà il prezzo di questa gestione fallimentare? Il problema, però, va ben oltre il contenzioso. Lo abbiamo denunciato nei giorni scorsi e lo ribadiamo oggi con ancora maggiore forza: la mancata nomina di un comandante della Polizia Locale in divisa, appartenente al Corpo, non è una semplice questione burocratica o un atto amministrativo che interessa soltanto gli addetti ai lavori. È una scelta che ha ricadute concrete e quotidiane sulla vita dei cittadini».

«Una Polizia Locale priva di una guida stabile e pienamente legittimata perde inevitabilmente capacità di programmazione, coordinamento e controllo del territorio. Le difficoltà nella gestione della movida, le occupazioni irregolari del suolo pubblico, il mancato rispetto degli orari di chiusura dei locali, i controlli insufficienti sul rumore e sul rispetto delle ordinanze comunali sono problemi sotto gli occhi di tutti. Nessuno vuole una città spenta. La vita notturna e le attività economiche sono una ricchezza. Ma una città moderna è quella nella quale convivono il diritto degli esercenti a lavorare e quello dei cittadini a vivere, riposare e utilizzare gli spazi pubblici in sicurezza. Il problema non è la movida. Il problema è una movida senza regole», concludono.

Sull’ultima sentenza è intervenuta anche l’Associazione professionale della polizia locale d’Italia (Anvu) che ha espresso «profonda soddisfazione» invitando l’amministrazione comunale a rispettare la sentenza.

«Le sentenze devono essere rispettate e pienamente eseguite -ha scritto in una nota – e non possono essere aggirate attraverso soluzioni amministrative incompatibili con quanto stabilito dall’autorità giudiziaria».