02 Agosto 2026 - 09:51:45
di Tommaso Cotellessa
Una piazza gremita, testimonianze autentiche e un messaggio che guarda al futuro della comunità. Si è sviluppato attorno a tre parole chiave – cultura, cura e postura – l’incontro che lunedì sera ha animato Piazza San Biagio, nel cuore del centro storico dell’Aquila, trasformando uno degli angoli più suggestivi della città in uno spazio di ascolto, confronto e condivisione.
L’iniziativa, promossa dalla parrocchia di San Giuseppe Artigiano, ha proposto una riflessione sul significato più profondo della cultura, intesa non come semplice offerta di eventi o spettacoli, ma come una vera e propria “coltura” della vita comunitaria: un lavoro paziente, quotidiano e spesso silenzioso che, come quello dell’artigiano, contribuisce a costruire relazioni, identità e speranza.

Su un palco d’eccezione, le scalette della Basilica di San Giuseppe Artigiano, si sono alternate le storie di donne e uomini che, attraverso il proprio impegno, rappresentano esempi concreti di cultura, autentica identità del territorio.
Tra loro Giuliano, che ha raccontato come la sua azienda agricola, “La Raccapetana”, sia diventata uno spazio aperto all’incontro, alla condivisione e alla valorizzazione della bellezza del territorio. Un’occasione in cui tornare all’essenziale per riscoprire la bellezza di condividere ciò che conta davvero.

Spazio poi all’esperienza di Filippo, impegnato nell’educativa di strada, che ogni giorno incontra ragazzi e giovani accompagnandoli in percorsi di crescita personale, costruendo relazioni fondate sull’ascolto e sulla fiducia con la consapevolezza che «ogni adolescenza è una guerra», come cantano i Tre allegri ragazzi morti, e che per questo può essere combattuta assieme
Di educazione ha parlato anche Roberto, insegnante che vive il proprio ruolo andando oltre la didattica tradizionale. Il suo compito, ha spiegato, è quello di saper riconoscere e custodire i talenti dei propri studenti, aiutandoli a scoprire le proprie capacità ben oltre i confini dell’aula. Un’esperienza fondata, come ha spiegato lui stesso su due parabole evangeliche: quella dei talenti e quella del seminatore.
Particolarmente intensa anche la testimonianza di Maria Teresa e Fabio, due fratelli che hanno condiviso il percorso della loro famiglia, diventata nel tempo una concreta esperienza di accoglienza attraverso l’adozione. Una storia che ha mostrato come la casa possa trasformarsi in un luogo capace di generare legami, fiducia e nuove opportunità di vita.
A chiudere la serata è stato il racconto della casa famiglia I Bambini di Betania, realtà di Tortoreto guidata da Davide, che offre accoglienza a giovani in difficoltà e rappresenta al tempo stesso un’esperienza di crescita per i numerosi volontari coinvolti. Un ricordo particolare è stato dedicato a Francesca, giovane volontaria recentemente scomparsa, indicata come esempio di una carità vissuta con discrezione e totale gratuità, capace di lasciare un segno profondo nella vita delle persone incontrate.
Più che una successione di interventi, l’incontro si è trasformato in un mosaico di esperienze accomunate dalla scelta di mettere la persona al centro, una vera e propria postura da acquisire rispetto alla vita. Una cultura che non si misura nel numero di spettatori o di biglietti venduti, ma nella capacità di generare relazioni, responsabilità e appartenenza.

Al termine dell’evento è stato donato ad ogni partecipante un bulbo di zafferano, gentilmente offerto dalla Cooperativa Altopiano di Navelli. Un simbolo dell’identità del territorio aquilano ma anche un invito a far germogliare il seme ricevuto e fare la propria parte nella “coltura della comunità”.
A fare da cornice all’evento sono state le scalinate della basilica di San Giuseppe Artigiano. Un luogo simbolico che, per una sera, ancora una volta come nella prima edizione dell’evento avvenuta lo scorso anno, ha superato il tradizionale confine tra la chiesa e la piazza, diventando spazio condiviso di dialogo e partecipazione. Un’immagine che ha rappresentato efficacemente il significato dell’iniziativa: una Chiesa capace di uscire incontro alle persone e una città che sceglie di camminare insieme, coltivando ogni giorno la propria comunità attraverso la cura reciproca.

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