01 Agosto 2026 - 16:26:33

di Vanni Biordi

L’aumento del prezzo del diesel torna a pesare sull’economia abruzzese.

A lanciare l’allarme è la CGIA di Mestre, secondo cui le misure adottate dal Governo rappresentano un primo segnale, ma non sono sufficienti a compensare gli aumenti registrati negli ultimi mesi.

L’associazione chiede un intervento strutturale dell’Unione europea per ridurre il peso fiscale sui prodotti energetici e garantire maggiore stabilità ai costi del trasporto.

In Abruzzo il problema interessa da vicino le province di L’Aquila, Teramo, Pescara e Chieti, dove il trasporto su gomma rappresenta una componente essenziale dell’economia. Dalle imprese manifatturiere della Val Pescara ai poli industriali della Val di Sangro, fino alle aziende agricole e artigiane dell’Aquilano e del Teramano, gran parte delle merci continua a viaggiare su strada. Ogni aumento del carburante finisce quindi per riflettersi sui costi di produzione, sulla logistica e, in molti casi, sui prezzi pagati dai consumatori.

Secondo la CGIA, il gasolio incide mediamente per il 30 per cento sui costi operativi delle imprese di trasporto. Una voce di spesa che diventa ancora più pesante per i piccoli autotrasportatori, gli agenti di commercio, i taxi e gli operatori del noleggio con conducente, categorie che percorrono migliaia di chilometri ogni anno e che hanno margini molto ridotti per assorbire rincari improvvisi.

In una regione caratterizzata da vaste aree interne e collegamenti spesso complessi, il trasporto su gomma non rappresenta una scelta, ma una necessità. Le imprese dell’Aquilano devono raggiungere i mercati nazionali attraversando l’Appennino, mentre quelle della costa adriatica movimentano quotidianamente merci destinate ai porti, ai centri logistici e alla grande distribuzione. Ogni incremento del costo del diesel si traduce in una perdita di competitività.

Il vero nodo, però, riguarda soprattutto le piccole imprese. Le grandi aziende possono negoziare contratti più favorevoli o programmare meglio gli acquisti. L’artigiano, il piccolo trasportatore o il titolare di una microimpresa, invece, assorbono direttamente gli aumenti, con il rischio di comprimere ulteriormente margini già limitati.

Per questo la richiesta avanzata dalla CGIA assume particolare rilievo anche per l’Abruzzo. L’associazione ritiene che servano strumenti europei capaci di consentire ai singoli Stati di intervenire sulla fiscalità energetica senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Una misura che, se adottata, potrebbe offrire maggiore certezza alle imprese e contribuire a tutelare un sistema produttivo che, soprattutto nelle province di L’Aquila, Pescara, Chieti e Teramo, continua ad affidare al trasporto su strada una parte decisiva della propria competitività.