03 Agosto 2026 - 09:35:35

di Marianna Galeota

«La vertenza dei lavoratori dei servizi amministrativi e tecnici esternalizzati della Asl 1 merita un confronto serio, fondato sulle norme e non sulla sovrapposizione di istituti giuridici diversi. Appalti di servizi, somministrazione di lavoro, graduatorie concorsuali e internalizzazione rispondono a discipline differenti e non possono essere confusi».

Lo afferma Marcello Vivarelli, segretario regionale della Fesica-Confsal Abruzzo, intervenendo nel dibattito sul futuro dei lavoratori impiegati nei servizi amministrativi e tecnici esternalizzati della Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila.

Il riferimento è alle dichiarazioni rilasciate agli organi di informazione dall’avvocato Giuseppe De Matteis, rappresentante degli idonei del concorso per assistente amministrativo della Asl 1. Secondo Vivarelli, il confronto pubblico non può essere alimentato dalla sovrapposizione di istituti giuridici diversi, dalla quale derivano quelli che definisce «minestroni giuridici».

«Mi auguro che questa continua sovrapposizione tra istituti giuridici diversi non risponda a un obiettivo politico. Spero che non ci sia la volontà di mettere i lavoratori precari gli uni contro gli altri o di dividere il loro fronte. Sarebbe un grave errore, perché chi rivendica lo scorrimento delle graduatorie concorsuali e chi chiede l’applicazione delle norme sull’internalizzazione tutela interessi diversi, disciplinati da strumenti normativi differenti, che non sono tra loro incompatibili», osserva il sindacalista.

La Fesica-Confsal ricorda di aver proclamato, insieme a Cgil, Fp Cgil e Usb, lo stato di agitazione dei lavoratori impiegati nei servizi amministrativi e tecnici esternalizzati della Asl 1, chiedendo l’attuazione delle disposizioni legislative che consentono l’avvio del percorso di internalizzazione.

Vivarelli chiarisce quindi la natura della vertenza.

«Non stiamo parlando di personale somministrato né di assistenti amministrativi dipendenti della Asl, ma di operatori di supporto amministrativo e tecnico impiegati nell’ambito di appalti di servizi. Si tratta di rapporti di lavoro differenti, con discipline contrattuali, economiche e normative diverse. Questi lavoratori garantiscono da anni, e in molti casi da quasi vent’anni, il funzionamento di servizi essenziali dell’azienda sanitaria. Pur svolgendo attività indispensabili, operano con tutele e trattamenti economici diversi rispetto al personale dipendente e ai lavoratori somministrati”.

Secondo il segretario regionale, è proprio questa realtà che il Parlamento ha deciso di riconoscere con la legge di Bilancio 2026, modificando l’articolo 1, comma 268, lettera c), della legge n. 234 del 2021 ed estendendo il percorso di internalizzazione anche al personale amministrativo e tecnico dei servizi sanitari esternalizzati.

«Non si tratta di una concessione, ma del riconoscimento del ruolo svolto da questi lavoratori nel garantire la continuità del Servizio sanitario nazionale», precisa.

Il sindacalista invita poi a sgomberare il campo da alcuni equivoci.

«L’internalizzazione non coincide con un’assunzione diretta o automatica del personale. La legge stabilisce che gli enti del Servizio sanitario nazionale possano avviare procedure selettive per il reclutamento del personale da impiegare nelle funzioni reinternalizzate, valorizzando, anche attraverso una riserva di posti fino al 50 per cento, il personale già impegnato nei servizi esternalizzati. È dunque il Parlamento ad aver individuato una procedura che passa attraverso una selezione pubblica e non attraverso automatismi – aggiunge – Non è un caso che la stessa norma valorizzi proprio chi ha assicurato il funzionamento dei servizi durante gli anni dell’emergenza Covid. Possono infatti accedere alle procedure i lavoratori che abbiano maturato almeno diciotto mesi di servizio complessivo, anche non continuativo, di cui almeno sei mesi nel periodo compreso tra il 31 gennaio 2020 e il 31 dicembre 2025. È il riconoscimento dell’impegno di chi è rimasto al proprio posto nei momenti più difficili, garantendo servizi essenziali pur operando attraverso un appalto”.

Vivarelli interviene quindi sul tema delle graduatorie concorsuali: «Non va alimentata l’idea che gli idonei di un concorso siano automaticamente titolari di un diritto all’assunzione. Gli idonei non sono i vincitori del concorso e lo scorrimento delle graduatorie costituisce uno degli strumenti previsti dall’ordinamento, non un obbligo generalizzato che possa precludere o rendere inapplicabili le norme sull’internalizzazione. Si tratta di due istituti giuridici distinti, disciplinati da presupposti e finalità differenti, che possono convivere senza essere artificiosamente contrapposti»

Il segretario regionale ricorda inoltre che i servizi oggi affidati in appalto incidono sulla spesa per beni e servizi e non sulla spesa del personale.

«Il percorso di internalizzazione è stato costruito proprio per consentire, nel rispetto delle condizioni previste dalla legge, una diversa organizzazione di queste attività. La legge introduce un sistema che consente di destinare una parte delle economie derivanti dall’internalizzazione all’incremento della capacità assunzionale delle aziende sanitarie, lasciando la restante parte come risparmio per il sistema sanitario. È un aspetto centrale della riforma e merita un confronto serio, non slogan».

Per Vivarelli, proprio questo meccanismo dimostra che il percorso di internalizzazione e quello delle graduatorie concorsuali non sono incompatibili: «C’è un paradosso che qualcuno continua a ignorare. La legge riserva fino al 50 per cento dei posti al personale già impiegato nei servizi esternalizzati, lasciando il restante 50 per cento alle ordinarie procedure di reclutamento. Sostenere che l’internalizzazione penalizzi gli idonei è quindi fuorviante. Al contrario, proprio quel meccanismo può tradursi in ulteriori opportunità occupazionali anche per una parte di loro. Alimentare uno scontro tra lavoratori non ha alcun senso. L’obiettivo comune dovrebbe essere quello di rafforzare l’organizzazione della sanità pubblica e aumentare, nel rispetto delle norme, le opportunità di lavoro per tutti. Nel dibattito pubblico è emersa più volte la necessità di evitare contrapposizioni tra categorie di lavoratori e di affrontare la questione distinguendo chiaramente i diversi strumenti previsti dall’ordinamento. È un’impostazione che condividiamo pienamente».

Infine Vivarelli interviene sul riferimento temporale del 31 dicembre 2025.

«Il riferimento al 31 dicembre 2025 riguarda esclusivamente il periodo entro il quale deve essere maturata una parte dell’esperienza lavorativa richiesta per accedere alle procedure selettive. Non significa affatto che la possibilità di avviare il percorso di internalizzazione scada nel dicembre 2026. La legge non prevede una scadenza di questo tipo. Confondere i requisiti richiesti ai lavoratori con la durata della facoltà riconosciuta alle aziende sanitarie significa alimentare una lettura errata della norma e aggiungere ulteriore confusione a una vicenda che, invece, merita chiarezza – conclude – Il nostro obiettivo non è togliere diritti a qualcuno, ma far applicare una legge dello Stato. Vogliamo superare un precariato che si trascina da troppo tempo, tutelare l’occupazione, garantire servizi più efficienti e riconoscere il lavoro di chi ha sostenuto la sanità pubblica anche negli anni della pandemia. È su questo terreno che continueremo a confrontarci: quello dell’applicazione delle norme, non delle contrapposizioni tra lavoratori».