04 Agosto 2026 - 12:26:39
di Vanni Biordi
L’incendio che per giorni ha devastato il territorio aquilano tra Lucoli, Roio e Bagno potrebbe non essere stato un evento accidentale.
Nelle ultime ore sarebbe stato individuato un innesco, un segno per terra bruciato a croce, in un’area di montagna di fronte a Roio Piano, nella zona conosciuta come Ceracittu.
Il punto sarebbe stato immediatamente messo in sicurezza, sorvegliato fino all’arrivo degli investigatori e sottoposto ai rilievi della Polizia Scientifica. Un elemento che orienta le indagini verso l’ipotesi di un’origine dolosa del rogo.
Si tratta di un passaggio importante in un’inchiesta che, fino a questo momento, aveva lasciato aperte diverse possibilità. Il ritrovamento non chiude il lavoro degli investigatori, ma rappresenta un elemento concreto sul quale costruire gli accertamenti. Saranno le analisi tecniche e gli approfondimenti della Procura a stabilire se quell’innesco sia effettivamente all’origine dell’incendio che ha messo in ginocchio una vasta porzione del territorio aquilano.
Le fiamme erano partite il 21 luglio nel territorio di Lucoli. Alimentato dal vento e dalle temperature elevate, il fronte del fuoco si è riattivato più volte, ha superato i crinali e ha raggiunto le aree di Roio e Bagno, costringendo a un intervento senza sosta di vigili del fuoco, Protezione civile, volontari e forze dello Stato.
Alla fine il bilancio ambientale è pesantissimo. Sono andati distrutti circa 1.600 ettari tra pascoli d’alta quota e superfici boscate, con danni destinati a lasciare conseguenze per molti anni. Le operazioni di spegnimento hanno richiesto un dispiegamento eccezionale di uomini e mezzi. Sul terreno hanno lavorato trentacinque vigili del fuoco, una cinquantina di volontari della Protezione civile e venti militari dell’Esercito, impegnati nella realizzazione di piste tagliafuoco per contenere l’avanzata delle fiamme. Anche adesso l’emergenza non può dirsi conclusa.
Le squadre sono ancora impegnate nella bonifica delle aree percorse dal fuoco, dove il caldo e il vento possono riaccendere i focolai rimasti sotto la cenere. Se l’origine dolosa sarà confermata, questa vicenda assumerà un significato ancora più grave. È chiaro che un incendio di queste dimensioni non distrugge soltanto alberi e pascoli. Distrugge habitat, mette a rischio la sicurezza delle persone, assorbe risorse pubbliche e costringe centinaia di operatori a lavorare per giorni in condizioni estreme.
Ogni ora di volo di un Canadair, ogni squadra inviata sul posto e ogni mezzo impiegato rappresentano un costo che ricade sull’intera collettività. Adesso la priorità resta spegnere definitivamente gli ultimi focolai e accertare ogni responsabilità. Il territorio tornerà a coprirsi di verde, ma serviranno anni. Le risposte, invece, dovranno arrivare molto prima, perché una Regione che convive ogni estate con il rischio incendi non può permettersi di lasciare dubbi su come tutto sia cominciato.

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