06 Agosto 2026 - 11:20:12

di Marianna Galeota

«La telenovela o la farsa tragica messa in scena dal sindaco sulla Polizia Locale, e da quasi dieci anni, è a tutti nota: sei condanne al Tar, due al Consiglio di Stato e pure una censura da parte del Governo “amico” della Meloni. Un vero record per Biondi, sempre perdente dinanzi alla giustizia amministrativa, a causa della sequenza di nomine di comandanti contra legem».

Lo scrivono in una nota i consiglieri comunali Gianni Padovani, Enrico Verini, Stefania Pezzopane, Emanuela Iorio, Simona Giannangeli, Lorenzo Rotellini, Paolo Romano, Massimo Scimia, Stefano Palumbo, Elia Serpetti, Stefano Albano e Alessandro Tomassoni che annunciano un esposto alla Procura della Repubblica sui provvedimenti di nomina del comandante della polizia locale dell’Aquila.

«Il 30 giugno il Tar ha annullato la nomina di Marrocco, ed ancora una volta. Una sentenza durissima che non solo demolisce la nomina di Marrocco ma pure sottolinea inoltre i “plurimi tentativi di elusione posti in essere dal Comune, stigmatizzati anche dal Consiglio di Stato con la sentenza 10628/2025”, parole pesanti come pietre. Una arroganza ed insensibilità istituzionale senza limiti, quella del Sindaco, che lo ha portato pochi giorni fa a prorogare ancora la nomina dell’arch. Marrocco, seppure dichiarata illegittima dai giudici – ricordano Un sindaco contro tutti, contro le sentenze, contro la legge, contro i sindacati nazionali del settore, contro il buon senso. In parole povere, nonostante il consolidarsi di un orientamento della giustizia amministrativa ormai univoco, ribadito in ben otto sentenze, l’Amministrazione continua ad adottare provvedimenti reiteratamente ed ampiamente censurati dal giudice».

«La misura è colma! Operare nella piena legalità dovrebbe essere il primo dovere di un sindaco ed esempio per i cittadini, e legalità è obbedienza alle leggi ed alle sentenze, né può essere al contrario l’obbedienza ai capricci di un uomo solo al comando – proseguono Alla luce dei fatti sinteticamente esposti riteniamo opportuno sottoporre l’intera vicenda all’attenzione delle Autorità destinatarie, affinché la stessa possa essere esaminata nella sua evoluzione pluriennale, avuto riguardo non ai singoli episodi, bensì alla successione dei provvedimenti amministrativi adottati, delle pronunce giurisdizionali intervenute e degli atti successivamente emanati in pendenza o all’esito del relativo contenzioso. A nostro parere: dovrebbe essere valutata l’eventuale ricorrenza dell’art.328cp (rifiuto e/o omissione di atti d’ufficio) se dagli accertamenti dovesse emergere che atti d’ufficio resi necessari dall’obbligo di dare esecuzione al giudicato entro precisi termini siano stati indebitamente omessi o rifiutati; dovrebbe essere oggetto di valutazione la configurabilità dell’art.388cp (mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice) ove gli elementi acquisiti dovessero consentire di ritenere che specifiche condotte siano state consapevolmente dirette a impedire, ritardare o comunque eludere l’effettiva esecuzione di provvedimenti giurisdizionali ormai vincolanti; pure riteniamo meritevole di approfondimento il procedimento amministrativo di formazione degli atti pubblici funzionali alle nomine ed alla recente proroga (delibere, determine, decreti)».

«Questo al fine di verificare se il procedimento si sia sviluppato omettendo circostanze rilevanti, come ad esempio il consolidato orientamento della giurisprudenza amministrativa confermato in ben 8 sentenze (errare è umano, perseverare è diabolico); vanno pure valutati i pareri di regolarità/conformità e le valutazioni giuridiche espresse dal segretario generale, dai dirigenti e dai funzionari che abbiano partecipato alla formazione dei provvedimenti di nomina reiteratamente bocciati dal giudice amministrativo – sottolineano i consiglieri – Qui occorre quantomeno verificare se ricorrano i presupposti per l’applicazione degli artt. 479cp (attestazioni false da pubblico ufficiale), 480cp e 483cp (falso ideologico); un approfondimento merita la veridicità delle autocertificazioni rese sia da parte del Marrocco sia da parte dei dirigenti. Infatti l’incarico è stato conferito a un dirigente tecnico impegnato nella gestione di interventi finanziati con risorse del PNRR, circostanza che, per la natura delle funzioni esercitate ed interessi pubblici coinvolti, appare in conflitto di interesse o di incompatibilità con le funzioni di polizia giudiziaria del Comandante; meriterebbe approfondimento un ulteriore profilo amministrativo-contabile: la verifica della sussistenza di un danno erariale riconducibile alla reiterata adozione di provvedimenti dichiarati puntualmente illegittimi o nulli; infine andrebbe approfondito se c’è stato l’obbligatorio riconoscimento dei debiti fuori bilancio derivanti da sentenze esecutive, e la trasmissione degli atti alla Corte dei conti».

«Vogliamo soltanto chiarezza e giustizia, nell’interesse dei cittadini – concludono – E’ ora di dire basta ai mediocri espedienti e nominare il Comandante seguendo la legge. I cittadini hanno bisogno di ordine e di maggiore sicurezza, questo richiede necessariamente un Comandante competente e qualificato che pianifichi ed agisca, sia esclusivamente applicato alla sicurezza ed affronti il progressivo declino della qualità della vita urbana in Città e nelle periferie. La Polizia Locale è il primo presidio di legalità e sicurezza per i cittadini: non può in alcun modo diventare strumento di gestione politica contingente o peggio “braccio armato” di un Sindaco a favore degli “amici” o a dispetto dei “nemici”, e pertanto vanno salvaguardate quelle essenziali garanzie di indipendenza, terzietà e professionalità che la Costituzione e la normativa nazionale non a caso tutelano».