06 Agosto 2026 - 20:30:35

di Tommaso Cotellessa

L’incendio che da oltre due settimane sta interessando il territorio di Roio torna a preoccupare. Dopo una fase nella quale il fronte sembrava essere entrato in bonifica, le fiamme hanno ripreso vigore nella zona sopra Roio Piano, avanzando nuovamente verso le aree boschive.

A lanciare l’allarme sono i Volontari civili antincendio Roio, che denunciano la necessità di un rafforzamento del dispositivo operativo sul terreno. «Sul fronte ci sono ancora pochi uomini e il fuoco torna a minacciare il nostro territorio», scrivono in una nota, sottolineando come il numero degli operatori presenti non sarebbe sufficiente rispetto all’estensione dell’area interessata e alla complessità dell’emergenza.

Secondo i volontari, nonostante l’attivazione da parte della Regione Abruzzo dell’articolo 39 del Codice della Protezione civile, che consente ai volontari formalmente attivati di assentarsi dal lavoro per partecipare alle operazioni di spegnimento, il potenziamento auspicato non si sarebbe ancora concretizzato. «Da quanto ci risulta – spiegano – stamattina è stato necessario richiamare anche tre squadre dei Vigili del Fuoco provenienti da altre regioni per sostenere le operazioni».

Al centro delle critiche anche la decisione di non consentire più l’accesso ai volontari civili del territorio che nei giorni scorsi avevano operato sul fronte dell’incendio in coordinamento con Vigili del Fuoco, Protezione civile e mezzi aerei. «Non vogliamo sostituirci a chi ha la responsabilità della direzione delle operazioni – precisano – ma ci chiediamo come sia possibile che, mentre il fuoco riprende vigore, continuino a mancare uomini sul terreno».

Una posizione condivisa da Sinistra Italiana. Il segretario regionale Daniele Licheri parla di una situazione che richiederebbe continuità nel presidio a terra. «La montagna si presidia standoci sopra, non da lontano – afferma –. Sono stati i volontari saliti a piedi, insieme ai Vigili del Fuoco e alla Protezione civile, a dimostrare in questi giorni l’importanza del lavoro sul campo».

Secondo Licheri, la gestione dell’emergenza presenterebbe criticità: «Il problema è stato il cortocircuito iniziale nella gestione dell’incendio. Ora si rischia di costruire una narrazione secondo cui la responsabilità sarebbe dei volontari che avrebbero impedito i lanci dei canadair. Non è così: i volontari si sono sempre coordinati con i Vigili del Fuoco».

Anche il capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra in Consiglio comunale all’Aquila, Lorenzo Rotellini, interviene sulla vicenda, contestando la ricostruzione secondo cui i cittadini impegnati sul fronte avrebbero ostacolato le operazioni aeree. «Ci si coordinava con i soccorritori – sostiene – e si conoscevano in anticipo tempi e modalità dei lanci dei canadair».

Critiche anche dai Giovani Democratici dell’Aquila, che puntano il dito contro la gestione dell’emergenza da parte delle istituzioni. «Un piccolo rogo poteva essere fermato subito, invece si è trasformato in un incendio che ha distrutto centinaia di ettari di montagne abruzzesi», affermano in una nota, chiamando in causa Regione Abruzzo e Comune dell’Aquila.

Il gruppo politico accusa l’amministrazione regionale e comunale di non aver agito con sufficiente tempestività e chiede una presa di responsabilità da parte del presidente della Regione Marco Marsilio, del responsabile della Protezione civile regionale Mauro Scelli e del sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi.

Intanto resta alta la preoccupazione dei residenti, non solo per la salvaguardia del patrimonio naturale ma anche per la qualità dell’aria. I volontari ribadiscono la loro richiesta: «Canadair ed elicotteri sono indispensabili per contenere le fiamme, ma senza un’adeguata bonifica e un presidio continuo il rischio che il fuoco riparta è sempre dietro l’angolo».