08 Agosto 2026 - 16:46:50

di Marianna Galeota

L‘Abruzzo, con una variazione del +0,9%, è al settimo posto tra le regioni italiane per quanto riguarda la crescita del prodotto interno lordo nell’anno in corso.

A livello territoriale, L’Aquila è al decimo posto in Italia, con una crescita dell’1%.

È quanto emerge dall’analisi di Confesercenti che, con stime elaborate con il modello econometrico di Cer a partire dalle ultime previsioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), ha disegnato la mappa del Paese per Pil e inflazione attesi nel 2026.

In Italia la crescita del Pil è fissata allo 0,9% nel 2026. L’Italia cresce, ma regioni e territori continuano a viaggiare a velocità diverse. Confesercenti, con stime di Cer, disegna la mappa del Paese per Pil e inflazione attesi nel 2026. Tra le regioni, per crescita, il passo più rapido è quello del Trentino-Alto Adige, +1,5%. In coda la Valle d’Aosta, unica regione in contrazione -0,1%. 

Distanze territoriali anche maggiori tra le città: a Bolzano +1,8%, a Reggio Calabria crescita zero ma è record per aumento dell’inflazione; Campobasso la città che registra l’aumento dei prezzi più contenuto, +1,7%.

«I numeri danno qualche soddisfazione: le previsioni sul Pil migliorano e l’inflazione resta, nella media nazionale, sotto la soglia del 3%», commenta il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi.

Il Trentino-Alto Adige è davanti a Lazio e Toscana (+1,2%) ed a Emilia-Romagna, Basilicata e Liguria (+1,1%)”. In coda la Valle d’Aosta, dopo la Calabria, quasi ferma (+0,1%).

Poco sopra il Molise (+0,5%). Tra la prima e l’ultima regione lo scarto di crescita è di 1,6 punti.

Nel Mezzogiorno si distingue Napoli, che con un +1,5% si conferma locomotiva del Sud, ben oltre la media dell’area (+0,8%) e appena dietro Milano e Roma; più indietro Bari, +1,3%”.

«Il turismo, da solo – rileva ancora Confesercenti -, non spiega la crescita: Venezia cresce meno della media nazionale (+0,7%), come Torino, e Firenze si ferma appena sopra (+1,1%), in linea con Bologna, Genova e Trieste, nonostante la vocazione turistica delle prime due”.   Sul piano delle circoscrizioni “il passo più veloce è del Nord-est (+1,1%), seguito dal Centro (+1,0%); Nord-ovest, Sud e Isole restano appaiate, tutte a +0,8%».

Le stime Cer per Confesercenti registrano poi che «il divario territoriale è forte anche sul fronte dell’inflazione, particolarmente al Sud. Reggio Calabria registra l’aumento dei prezzi più alto d’Italia (+4,3%), quasi un punto sopra Napoli (+3,5%); seguono Bolzano e Roma, appaiate al +3,4%, e poi Bari e Palermo, entrambe al +3,2%. Sul fronte opposto, Campobasso è la città con l’aumento più contenuto (+1,7%), meglio di Potenza (+1,9%) e di Firenze (+2,0%). Tra la città più cara e quella più economica lo scarto è di 2,6 punti».

«È presto per dire quanto il caldo torrido peserà sull’andamento dell’economia e sulle scelte di spesa delle famiglie: qualche effetto ci sarà – aggiunge Gronchi – L’auspicio è che le stime indicate oggi vengano confermate, se non migliorate. Resta il fatto che i territori viaggiano a velocità molto diverse tra loro, anche all’interno delle stesse aree amministrative. Metà della crescita attesa per il 2026 si concentra in cinque città: le economie urbane sono ormai un motore autonomo dello sviluppo nazionale, e bisogna partire da qui. Le politiche per lo sviluppo urbano debbano essere considerate a tutti gli effetti come uno dei pilastri della strategia di crescita del nostro paese. In questo senso, misure volte a tutelare il tessuto commerciale delle città, ad assicurare il corretto equilibrio fra domanda e offerta di abitazioni, e non da ultimo a governare flussi turistici sempre più intensi, costituiscano strumenti fondamentali per consolidare il processo di crescita dell’intero Paese».