11 Agosto 2026 - 09:27:51
di Marianna Galeota
Sono 327 le immissioni in ruolo su 909 posti disponibili del personale Ata per l’anno scolastico 2026/2027 in Abruzzo. Pertanto, verranno stabilizzate solo circa di un terzo delle disponibilità.
Lo scrive in una nota la Flc Cgil Abruzzo, alla luce della trasmissione da parte del Ministero dell’istruzione e del merito delle istruzioni operative per le immissioni in ruolo del personale ATA agli Uffici scolastici regionali.
All’Aquila saranno 87 le immissioni in ruolo, tra personale amministrativo, assistenti tecnici, collaboratori scolastici e addetti all’azienda agraria, su 245 posti disponibili.
A Teramo 75 su 204 posti disponibili.
A Pescara 69 su 189 e a Chieti, infine, 96 su 271.
«Il prospetto provinciale non comprende i contingenti dei cuochi, infermieri e guardarobieri poiché per questi profili sarà ciascun ufficio scolastico a procedere alla distribuzione provinciale delle facoltà assunzionali, sulla base delle esigenze territoriali», precisa il sindacato.
Sul personale Ata il sindacato ha chiesto in più occasioni «un incremento di organico e la stabilizzazione del personale che possa consentire alle scuole di affrontare meglio le tante incombenze quotidiane. Invece, le immissioni in ruolo anche quest’anno saranno assolutamente insufficienti».
«Una situazione inaccettabile, che penalizza la qualità del servizio scolastico e condanna centinaia di lavoratori abruzzesi alla precarietà, basti pensare che sommando le disponibilità residue dopo i ruoli (582 posti) e l’organico già autorizzato in deroga dall’Usr Abruzzo (416 unità), l’a.s 2026/27 inizierà con circa 1.000 precari Ata nelle scuole, a cui si aggiungeranno le ulteriori supplenze disposte nel corso dell’anno – aggiunge la nota – Il sistema continua così a produrre precarietà, discontinuità nel funzionamento delle scuole e un crescente contenzioso. A conferma di ciò le ripetute condanne subite dal Ministero al risarcimento dei danni e al pagamento delle spese legali per l’abuso dei contratti a termine, alla luce dei recenti pronunciamenti della giustizia europea riguardanti il personale ATA».
«Errare è umano, perseverare è diabolico: si preferisce pagare risarcimenti, cause e supplenti, invtae di stabilizzare chi lavora nella scuola da anni. Un enorme spreco di risorse pubbliche che potrebbero essere utilizzate per stabilizzare il personale vengono invece spese per sostenere le conseguenze di una precarietà protratta per anni. Mantenere precari i lavoratori, nonostante la disponibilità di posti e di graduatorie è una scelta grave e miope – conclude – Le promesse però non bastano. Non è più ammissibile continuare con la politica delle deroghe: occorrerebbe invertire la tendenza dei tagli e rivedere i criteri di attribuzione degli organici che penalizzano le aree interne, stabilizzare i precari. Chiediamo anche ai rappresentanti politici regionali di impegnarsi per un intervento normativo volto a superare il vincolo del turn over e coprire tutti i posti vacanti, applicando la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e dando stabilità a lavoratrici e lavoratori e alle scuole».
Del Biondo (Aq): «Scelta di perpetuare la precarietà»
Sulla questione interviene anche Miriam De Biondo, segretaria generale Flc Cgil L’Aquila che riflette sui dati del capoluogo.
«Anche le istituzioni scolastiche della provincia dell’Aquila saranno duramente impattate dal numero esiguo di assunzioni del personale ATA per il prossimo anno scolastico 2026/27. Il 7 agosto 2026, il MIM ha infatti reso noto, con il DM 166 e la nota 20624, il contingente autorizzato. Dalle tabelle allegate al decreto si evince chiaramente che è autorizzato per le assunzioni in ruolo circa un terzo dei posti derivanti dalle disponibilità residue al termine delle operazioni di mobilità. Questo vuol dire che il Ministero ha scelto ancora una volta di continuare a percorre la strada della precarietà, quindi, della discontinuità, dell’incertezza e dei contratti in deroga», precisa.
Nel dettaglio, in provincia dell’Aquila, globalmente a fronte di 245 posti disponibili, sono autorizzate soltanto 87 immissioni in ruolo. A cui si aggiungono le 10 immissioni in ruolo per posti di Funzionari ed Alta Qualificazione (ex DSGA) che, sicuramente esauriscono lo scorrimento della graduatoria, ma non sono sufficienti al fabbisogno.
All’Aquila ci sono state 15 assunzioni autorizzate di assistenti amministrativi su 47 disponibilità, 5 assunzioni di assistenti tecnici su 24 disponibilità, 67 collaboratori scolastici su 171 posti disponibili e nessun addetto all’azienda agraria su 3 posti disponibili.
«I profili non rappresentati nella tabella diffusa dal Ministero, considerati a bassa diffusione territoriale, saranno autonomamente gestiti dagli uffici scolastici regionali che potranno prevedere compensazioni, sulla base di un criterio di flessibilità, relativamente al contingente generale assegnato dal ministero. In termini più semplici, potranno tirare la coperta da un lato all’altro ben sapendo che non è sufficiente a coprire le necessità rappresentate dalle scuole -aggiunge la Del Biondo – Incomprensibile per noi anche la scelta di non autorizzare assunzioni su profili (come gli addetti alle aziende agrarie) che presentano delle disponibilità. Se questo finora è l’aspetto tecnico, possiamo provare ad immaginare quale sarà la
ricaduta nella quotidianità del servizio scolastico di queste scelte, che, tra l’altro, non recepiscono recenti sentenze che hanno condannato l’Italia per l’uso reiterato dei contratti ATA a termine. Il personale ATA, nelle sue varie componenti, svolge un compito essenziale nella vita della scuola, sia che svolga funzioni amministrative o tecniche o che svolga mansioni di pulizia, vigilanza e cura della persona»
«E’ chiaro che la scelta di perpetuare la precarietà e, quindi di ricorrere a contratti a termine, quando non a supplenze da III fascia, determinerà, soprattutto nelle aree più fragili del nostro territorio provinciale, cattivo funzionamento ed aumenterà il disservizio già dovuto alla carenza di posti in organico di diritto. La stabilizzazione e il superamento del turn over sono misure necessarie per garantire la funzionalità del servizio scolastico che, in alcuni territori, assume un valore sociale e politico che va ben oltre – prosegue la Del Biondo – Parliamo di piccoli plessi dove il disagio diventa emergenza, quando il collaboratore unico, speso precario, si assenta e sostituirlo equivale a modificare l’organizzazione del lavoro dell’intero istituto, poiché il collaboratore che si assenta non può essere sostituito nei primi giorni di assenza se non con personale interno che viene, di volta in volta, spostato dal proprio plesso di assegnazione. Spesso da un comune di montagna all’altro e a proprie spese».
«Perché, forse non tutti sanno che se manca il collaboratore o la collaboratrice scolastica la
scuola non può letteralmente aprire – conclude – Avviene lo stesso, se non peggio nelle segreterie già sovraccariche di funzioni decentrate, dove è ancora più difficile sostituire e dove l’annuale cambiamento del personale precario determina discontinuità amministrativa e la necessità di formare personale sempre nuovo, non formato a monte, che il prossimo anno non ci sarà. Abbiamo raccolto, nei giorni scorsi, il grido di allarme di alcuni dirigenti scolastici che ci riportano di non poter garantire il regolare servizio poiché non sono state soddisfatte le loro richieste di organico in deroga (precario, annuale). L’organico di fatto o in deroga ATA rappresenta l’esercito dei precari e delle precarie che, ogni anno, manda avanti la scuola. Spesso per anni senza neanche il miraggio della stabilizzazione. Autorizzare un maggior numero di assunzioni in ruolo, a fronte delle tante sedi vacanti disponibili, poteva anche quest’anno rappresentare un cambiamento dello stato emergenziale e precario che vive la nostra scuola, ma evidentemente il ministero ha altre priorità, molto più ideologiche. Ci chiediamo anche però se le forze politiche locali siano consapevoli ed abbiano intenzione di intervenire e di contrastare ulteriori danni al nostro territorio che, tra spopolamento, calo demografico, perdita di attività produttive e catastrofi naturali, avrebbe
bisogno almeno di poter contare sui presidi scolastici stabili. Almeno quelli che ancora resistono».
.
LAQTV Live