21 Agosto 2026 - 13:10:12
di Tommaso Cotellessa
Una perimetrazione del territorio urbanizzato «troppo estesa» e tale da ricomprendere numerose aree ancora libere o mai trasformate. È questa la principale critica sollevata dal Comitatus Aquilanus nei confronti dell’impostazione adottata dall’amministrazione comunale dell’Aquila nell’ambito del percorso verso il nuovo Piano urbanistico comunale (PUC).
Secondo il Comitatus, il problema sarebbe innanzitutto di natura tecnica: la perimetrazione, invece di limitarsi a individuare il tessuto urbano effettivamente consolidato, avrebbe ricompreso una parte consistente delle previsioni del precedente Piano regolatore generale, comprese aree di espansione mai attuate, zone destinate a standard urbanistici e terreni ancora non edificati.
Una posizione ribadita anche dal presidente del Comitatus, Antonio Perrotti, secondo il quale si sarebbe creato «un inviluppo sovrabbondante» che comprenderebbe oltre mille ettari di aree non edificate.

«Il problema fondamentale del piano di riperimetrazione della città dell’Aquila è che non risponde tecnicamente alle esigenze della legge», sostiene Perrotti. A suo giudizio, nel nuovo perimetro sarebbero state ricomprese «tutte le zone di espansione del centro storico e delle frazioni inattuate», con il rischio di mantenere all’interno del territorio urbanizzato una consistente quantità di suolo libero.
Il timore del Comitatus è che questa impostazione possa rendere più semplice, in futuro, la trasformazione di tali aree attraverso interventi di rigenerazione e densificazione urbana. Nel mirino c’è anche il rapporto tra amministrazione pubblica e soggetti privati e, in particolare, la possibilità prevista dalla normativa regionale di intervenire sugli standard urbanistici anche attraverso forme di deroga o monetizzazione.
«Di fatto si potrebbe andare in deroga agli standard e monetizzare gli standard», afferma Perrotti. «Quando il privato può contrattare con l’amministrazione c’è un rischio effettivo per la qualità della vita e della qualità urbanistica complessiva».
Da qui la richiesta di ripartire da capo nella definizione del perimetro, escludendo le aree libere che non presentano caratteristiche proprie di un territorio urbanizzato e tutelando preventivamente gli spazi destinati a servizi pubblici, verde e altre dotazioni territoriali.
Particolare attenzione viene chiesta per le aree a standard previste dal vecchio Prg e rimaste in gran parte inattuate. Il Comitatus parla di circa 900 ettari che, nella propria lettura, dovrebbero essere considerati una risorsa pubblica da salvaguardare e non semplicemente come aree disponibili per nuove trasformazioni.
«Il perimetro corretto andrebbe rifatto da capo, rimuovendo tutte quante le aree libere, con una delibera preventiva di tutela degli standard urbanistici», sostiene Perrotti. L’obiettivo, spiega, sarebbe quello di recuperare anche gli elementi di interesse pubblico contenuti nella precedente pianificazione comunale e di «decidere assieme» il destino delle aree di espansione rimaste inattuate.
Tra le questioni sollevate c’è anche quella delle aree che ospitano gli alloggi realizzati dopo il terremoto. Secondo il Comitatus, la perimetrazione avrebbe ricompreso circa 500 ettari interessati dagli insediamenti dell’emergenza abitativa. Una scelta che, secondo l’associazione, rischierebbe di consolidare ulteriormente una dispersione insediativa che ha prodotto nel tempo costi significativi per manutenzione, servizi, trasporti e raccolta dei rifiuti.
Per questo il Comitatus propone di affiancare alla discussione urbanistica anche un programma di dismissione e recupero degli alloggi del progetto CASE e MAP, insieme a una riflessione più generale sul modello insediativo della città.
Un altro capitolo riguarda il consumo di suolo. L’associazione contesta infatti l’inclusione nel territorio urbanizzato di grandi superfici ancora libere, ritenendo che ciò possa entrare in contrasto con gli obiettivi di contenimento del consumo di suolo. Nel documento vengono citate, complessivamente, oltre mille ettari di aree non edificate che potrebbero essere interessate da future trasformazioni.
Il Comitatus chiede inoltre una maggiore attenzione alla tutela del verde urbano, proponendo la realizzazione di una vera e propria «Carta del sistema del verde urbano», e richiama la necessità di considerare gli effetti della normativa europea sul ripristino della natura nella futura pianificazione.

Non manca, infine, una critica alla situazione del centro storico, dove secondo l’associazione i ritardi della ricostruzione e l’assenza di una pianificazione complessiva starebbero favorendo una trasformazione del patrimonio edilizio, anche attraverso la crescente destinazione degli immobili a strutture ricettive.
La posizione del Comitatus non si limita dunque alla contestazione della singola perimetrazione. L’associazione annuncia infatti l’intenzione di elaborare un contributo più articolato da sottoporre al gruppo tecnico e alla città, con proposte sul sistema del verde, sulle aree pubbliche, sulle zone di espansione non attuate e sul futuro degli insediamenti CASE e MAP.
L’obiettivo dichiarato è arrivare a una piattaforma alternativa per la pianificazione della città, mettendo al centro «l’interesse pubblico» e chiedendo che le future trasformazioni urbanistiche siano definite prima di tutto sulla base delle esigenze complessive dell’Aquila e non delle singole opportunità edificatorie.
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