22 Agosto 2026 - 11:59:29

di Tommaso Cotellessa

Dal 15 giugno al 15 agosto sono andati in fumo in Abruzzo 2.532 ettari di territorio, una superficie equivalente a circa 3.546 campi da calcio, in larga parte ricadente all’interno di aree naturali protette. È una parte significativa dei 90.300 ettari bruciati complessivamente in Italia nello stesso periodo.

È il bilancio, ancora in aggiornamento, dell’emergenza incendi che nelle ultime settimane ha interessato il territorio regionale, con tredici focolai attivi sviluppatisi negli ultimi due mesi.

A diffondere i dati è Legambiente, attraverso il report Italia in Fumo, che dedica un focus specifico all’Abruzzo, una delle regioni maggiormente colpite dai roghi durante questa estate.

Il documento non si limita a fotografare i danni, ma rilancia anche le proposte che l’associazione ambientalista porta avanti da tempo a livello nazionale. La ricetta di Legambiente si basa su tre direttrici: più prevenzione, maggiori controlli e sanzioni e un aggiornamento immediato delle linee guida per i Piani AIB delle aree protette nazionali.

Un appello viene rivolto anche alla Regione Abruzzo, chiamata secondo Legambiente a rafforzare l’impegno nella gestione forestale sostenibile di un territorio che conta oltre 475 mila ettari di foreste, con un indice di boscosità regionale pari al 44%.

A essere colpiti dall’emergenza incendi sono stati soprattutto territori ricadenti all’interno di aree protette, dal Parco nazionale della Maiella al Parco regionale Sirente Velino, fino al Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Tre grandi polmoni verdi dell’Appennino, custodi di una biodiversità particolarmente importante: la Maiella con i suoi 30 anni di storia, il Sirente Velino istituito 37 anni fa e il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, realtà ultracentenaria dove trovano il proprio habitat numerose specie protette, tra cui l’orso bruno marsicano.

«Le fiamme che hanno devastato il Monte Morrone, nel cuore del Parco nazionale della Majella, e quelle che nei giorni scorsi hanno mandato in fiamme il Parco regionale del Sirente Velino a Lucoli e a Rocca di Cambio, e la pineta nella Valle del Giovenco vicino al piccolo comune di Bisegna, nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, rappresentano una nuova ferita al cuore naturalistico degli Appennini e dell’Italia», dichiarano Antonio Nicoletti, responsabile nazionale Aree protette di Legambiente, e Donatella Pavone, direttrice di Legambiente Abruzzo.

«A distanza di un anno dal terribile incendio che la scorsa estate ha colpito il Parco nazionale del Vesuvio, altri parchi nazionali e regionali bruciano per colpi di incendiari e di gente senza scrupoli. E ancora una volta a pagare lo scotto maggiore è l’ambiente e la biodiversità, insieme alle comunità locali che vivono in questi territori».

Da qui la richiesta di «fare immediatamente luce su quanto accaduto» e, sul fronte delle aree protette, di rafforzare i controlli e le sanzioni penali, aumentare l’impegno della Regione Abruzzo per la tutela del patrimonio forestale e aggiornare le linee guida per i Piani AIB delle aree protette nazionali.

Dall’Abruzzo Legambiente rilancia inoltre un appello al Governo nazionale, chiedendo di colmare quelli che l’associazione considera i ritardi dell’Italia nella gestione dell’emergenza incendi.

Secondo Legambiente è necessario lavorare al più presto per superare le attuali fragilità gestionali e vulnerabilità territoriali, aggravate dagli effetti della crisi climatica, dall’abbandono delle aree rurali interne e montane e dall’insufficienza delle politiche pubbliche di prevenzione.

Tra le priorità indicate c’è la piena applicazione della legge quadro sugli incendi boschivi 353/2000, aggiornata nel 2021, insieme alla realizzazione di monitoraggi capillari e a un sostegno più efficace ai Comuni per l’aggiornamento del catasto delle aree percorse dal fuoco.

Uno strumento ritenuto fondamentale per rendere effettive le limitazioni e i vincoli previsti dalla normativa e impedire che i terreni incendiati possano essere oggetto di speculazioni.

Legambiente chiede inoltre un coordinamento più forte della Protezione civile nazionale, dati aggiornati e informazioni trasparenti sui costi annuali delle attività di lotta agli incendi boschivi.

Infine, l’associazione propone che l’Italia si doti di un sistema nazionale trasparente e di facile consultazione, equivalente al sistema europeo EFFIS/Copernicus, capace di fornire informazioni sulle aree percorse dal fuoco, sull’entità dei danni e sulle risorse impiegate per le attività di spegnimento e prevenzione.

Un sistema che, secondo Legambiente, permetterebbe di avere una fotografia costantemente aggiornata dell’emergenza incendi e di rendere più efficace la programmazione delle politiche di prevenzione e tutela del territorio.