24 Agosto 2026 - 08:51:05
di Marianna Galeota
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, parteciperà oggi alle 16,30, ad Amatrice, alla cerimonia di commemorazione in occasione del decimo anniversario del sisma del 24 agosto 2016.
Sono passati infatti 10 anni dalle 3.36 della notte del 24 agosto 2016, quando un terremoto di magnitudo 6 con epicentro tra i comuni di Accumoli (Rieti) e Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) colpì il Centro Italia causando 299 vittime.
Meloni parteciperà alla cerimonia di commemorazione prevista 16:30, prima delle messa alle 17, presieduta dal cardinale Zuppi.
«Il risanamento è un percorso, non privo di complessità, che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile ed è un richiamo alla responsabilità collettiva di ripristinare quella normalità che è stata spezzata nei territori colpiti da questa tragedia», sottolinea il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
«I volontari accorsi da tutta Italia, il loro prezioso e generoso operato, insieme alla prontezza degli interventi delle Autorità di primo soccorso sono stati veicolo di aiuti e assistenza, portando anche un segnale di speranza e di ripartenza con cui si è dato inizio a un processo di ricostruzione – aggiunge Mattarella – Così come in occasione delle altre catastrofi naturali che si sono registrate nel nostro Territorio, lo spirito di solidarietà che unisce il popolo italiano si è rivelato un efficace strumento di resilienza e contenimento dinanzi a calamità di così ampia portata e violenza. In questo giorno di memoria, mi unisco al dolore di coloro che hanno subito la perdita di familiari ed esprimo la mia vicinanza ai feriti e a quanti si sono ritrovati improvvisamente in condizioni di grande difficoltà».
«Non dimenticheremo mai la notte del 24 agosto 2016. Alle 3.36 la prima, terribile, scossa della drammatica sequenza sismica che per mesi ha sconvolto il Centro Italia, distruggendo interi borghi e colpendo un pezzo vastissimo del nostro territorio nazionale. Oggi rendiamo omaggio alla memoria delle 299 vittime del terremoto e torniamo a stringerci ai loro cari, in questa giornata di ricordo e commemorazione», afferma Meloni sui social.
«In questi dieci anni sono state tante le difficoltà. Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente. Il Governo ha raccolto questa responsabilità e ha lavorato, con costanza e determinazione, affinché potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo. I dati – aggiunge la premier, che nel pomeriggio sarà ad Amatrice – testimoniano che la direzione è cambiata, sia per quanto riguarda i contributi concessi e già liquidati per la ricostruzione privata, sia per quello che concerne la ripresa degli investimenti per la ricostruzione pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata».
«In questo cammino sono tornati a splendere anche alcuni dei simboli più significativi e identitari del territorio. Come la Basilica di San Benedetto a Norcia, quasi completamente distrutta dalla scossa del 30 ottobre 2016. Altrettanto incessante – prosegue Meloni – l’impegno per sostenere la ripresa economica e sociale, essenziale per garantire che i borghi e le città colpiti dal terremoto possano continuare ad essere vivi e vitali. Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E, per questo, non abbiamo intenzione di fermarci. Dando ancor più forza e continuità a quel grande lavoro di squadra che, in questi anni, ha visto protagonisti tutti i livelli istituzionali nazionali e locali, insieme al tessuto economico, sociale e produttivo e ha permesso di raggiungere risultati inizialmente impensabili. L’obiettivo rimane comune e condiviso: vincere la sfida della rinascita dell’Appennino centrale».
«Nel decimo anniversario del terremoto del 24 agosto 2016, la presenza di domani della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ad Amatrice assume un valore che va oltre la ricorrenza», afferma il commissario alla ricostruzione post sisma, Guido Castelli.
«È il segno tangibile di uno Stato che sceglie di essere accanto alle comunità dell’Appennino centrale nel giorno della memoria e lo fa con fatti concreti, presenza, sostegno e risorse. Dieci anni fa, alle 3.36, una scossa cancellò borghi, storie e quasi trecento vite. Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e gli altri comuni del cratere, tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, portano ancora addosso quella ferita. Ricordarne le vittime – prosegue – e stringersi ai loro familiari resta il primo dovere delle istituzioni»
Per Castelli, «la partecipazione della presidente del Consiglio conferma che la ricostruzione non è soltanto una questione di cantieri e di risorse, ma l’espressione di una responsabilità che si rinnova ogni giorno. Riportare i cittadini nelle loro case e restituire un futuro a questi territori. È l’impegno che continueremo a onorare, giorno dopo giorno, fino a quando l’ultima famiglia non sarà tornata a casa».
Pezzopane: «Ricostruzione dovere dello Stato»
«Dieci anni fa, nella notte del 24 agosto, il terremoto di Amatrice arrivò più o meno alla stessa ora di quello dell’Aquila. Erano le 3.36, il 6 aprile le 3.32. E fu paura. Tanta paura. “Dio mio, il terremoto. Così forte, ancora? Dove? Ci saranno vittime”. Poco dopo arrivarono le notizie da Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto. E il giorno dopo andai lì, ero parlamentare, ma soprattutto andai da cittadina che quel dolore lo aveva già vissuto. Sentivo di dover esserci. Di stare vicino alle persone, ascoltare le loro esigenze, raccoglierle e portarle in Parlamento»
Lo scrive la consigliera comunale Stefania Pezzopane.
«Vidi la morte, la disperazione, le macerie, le case crollate. Vidi tanta polvere. E mi sembrò di rivivere quello che avevo già vissuto a L’Aquila il 6 aprile. Bisognava intervenire, aiutare, ricostruire. Me ne sono occupata: ho proposto leggi ed emendamenti, sono tornata più volte, ho seguito le vicende e le richieste delle comunità. Abbiamo investito risorse, anche del PNRR. Bisogna insistere. Sono ancora vicina a quelle persone. Conosco quello spaesamento e quella sofferenza. Perché, come a L’Aquila, gli anni passano inesorabili. Sono passati già dieci anni. E tutto è insopportabilmente lento. E con il tempo rischia di perdersi anche la memoria. La memoria delle vittime. 303 persone. La memoria delle famiglie che ancora aspettano risposte dallo Stato. La memoria di comunità che hanno pagato un prezzo enorme.
Dieci anni dopo, non possiamo dimenticare. Non possiamo lasciare che il tempo trasformi il dolore in silenzio. La ricostruzione va completata, le famiglie vanno risarcite come prevede una proposta di legge da me presentata ed ancora ferma al palo, nonostante le promesse. Ricordare significa anche continuare a chiedere risposte, ricostruzione, giustizia e attenzione per chi è rimasto».
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