25 Agosto 2026 - 10:44:02
di Tommaso Cotellessa
Qual è stato il rapporto di San Francesco con l’Abruzzo?
Il Santo patrono d’Italia, com’è ben noto, ha apportato, attraverso la sua missione, una vera e propria rivoluzione spirituale e culturale all’interno di quel lontano XIII secolo. Una rivoluzione che attraverso il suo slancio spirituale, la sua abnegazione e il suo instancabile spirito di servizio, il Poverello di Assisi ha impresso non solo all’interno della società del suo tempo ma al corso della storia. Una storia che è stata capace di attraversare ogni zona della Penisola e di oltrepassarne i confini.
L’Abruzzo non è stato da meno, come testimoniano le memorie legate alle visite a Celano e le tracce della presenza francescana conservate a Gagliano Aterno, Scoppito e Ortona.
Ma al quesito risponde in maniera approfondita l’ultimo libro di Roberto Biondi, scrittore e storico del francescanesimo. Il volume, intitolato proprio San Francesco e l’Abruzzo, nasce con l’obiettivo di indagare il rapporto tra il Santo di Assisi e la terra d’Abruzzo, restituendo al lettore una chiara distinzione tra le fonti storiche certe e le tradizioni devozionali, senza però perdere il valore e il fascino della leggenda.
Il libro, tuttavia, non si limita a rintracciare gli episodi della vita di Francesco legati alla nostra regione. Sarebbe, del resto, un esercizio riduttivo rispetto alla portata di una figura capace di lasciare un’impronta così profonda nella storia. Biondi allarga infatti lo sguardo agli influssi dell’eredità francescana sulla storia locale. Le pagine diventano così un vero e proprio itinerario attraverso le tracce della prima esperienza francescana in Abruzzo: eremi, monasteri, conflitti politici, opere d’arte e luoghi segnati da un intenso fervore religioso.

Il volume propone veri e propri itinerari, consentendo di attraversare non soltanto le pagine del libro, ma anche i cammini della regione: da L’Aquila a Tagliacozzo, da Bominaco a Castelvecchio Subequo, immergendosi tra conventi, basiliche e affreschi per riscoprire un’eredità che continua a parlare al presente.
A impreziosire il volume è la prefazione di Davide Rondoni, presidente del Comitato nazionale per l’ottavo centenario della morte di San Francesco.
Una vita che continua a parlare, quella di San Francesco, come sottolineato dallo stesso Rondoni nel corso della presentazione del volume, organizzata a L’Aquila all’interno del Palazzetto dei Nobili.
Una figura che, ancora oggi, interpella l’uomo contemporaneo e lo richiama a una dimensione dell’esistenza fondata sull’essenziale.
Francesco, ha ricordato Rondoni, ha testimoniato «un amore povero», un amore che «non coincide con il possesso».
Un messaggio che, a ottocento anni dalla morte del Santo, sembra conservare intatta la propria forza.
«In Abruzzo quella di Francesco è una presenza importante perché, non solo in vita ma soprattutto post mortem, ha lasciato tracce molto profonde in questo territorio», spiega Roberto Biondi.
«Per certi versi siamo stati fortunati perché la dorsale appenninica era la via più comoda per percorrere da Nord a Sud la Penisola e Francesco, che era un uomo che si muoveva tanto e soprattutto viveva anche di relazioni con gli altri, ha lasciato tracce molto importanti qui».
Da qui nasce anche l’idea del volume, pensato per accompagnare le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di Francesco.

«Il libro nasce un po’ per celebrare la ricorrenza di questo VIII centenario della morte di Francesco, ma soprattutto perché era tanto tempo che non veniva scritto qualcosa su Francesco e l’Abruzzo. Le ultime pubblicazioni risalgono a un paio di decenni fa e l’idea nasce da una chiacchierata fatta con Peppe Millanta e dalla favorevole presenza dell’editore Mario Ianieri, che ha sposato questo progetto».
Per Davide Rondoni, però, il significato della figura di Francesco va ben oltre il rapporto con i territori e con le testimonianze storiche che ne conservano la memoria.
«Prima ancora che per i territori San Francesco è importante per le persone. Si tratta di una figura che continua a sollecitare la nostra umanità, il nostro desiderio di bene e che continua a sollecitare una domanda profonda sulla vita: “siamo creature o un caso?”».
Una domanda alla quale Francesco ha dedicato l’intera esistenza.
«Lui ha passato la vita a dire che siamo creature, create da un mistero altissimo, onnipotente e buono, e questo fa la differenza».
Ed è forse proprio in questa capacità di continuare a interrogare l’uomo, oltre il tempo e oltre i luoghi, che si trova la chiave per comprendere anche l’eredità di Francesco in Abruzzo: non soltanto una serie di tracce storiche e artistiche, ma una presenza capace ancora oggi di suggerire un cammino.
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