27 Agosto 2026 - 12:46:30

di Martina Colabianchi

Hanno fatto scalpore le immagini, divenute virali, di alcuni turisti che negli scorsi giorni hanno avvicinato esemplari adulti di cervo nel territorio di Scanno, accerchiandoli, toccandoli e provando anche a dar loro da mangiare.

Comportamenti che in due casi hanno prodotto la reazione di cervi maschi, con cariche leggere nei confronti di uomini adulti, senza gravi conseguenze per questi ultimi.

Episodi che, però, avrebbero potuto assumere contorni ben più tragici se le cariche dei cervi fossero state più violente, o se avessero coinvolto bambini. A sottolinearlo è il WWF Abruzzo, che dichiara in una nota come «questi episodi, ormai tutt’altro che isolati, dimostrano ancora una volta come buona parte della popolazione che visita le aree protette, dove la fauna selvatica è una presenza naturale, non abbia un sufficiente livello di comprensione delle dinamiche comportamentali degli animali selvatici, e dei rischi connessi ad avvicinare questi ultimi».

A dichiararlo sono in particolare Filomena Ricci, delegata WWF Italia per l’Abruzzo, e Francesco Cerasoli, presidente WWF Abruzzo.

In merito all’ipotesi, circolata in questi giorni, di trasferire il cervo protagonista delle reazioni nei confronti dei turisti di Scanno in un’area più lontana dal centro abitato, se non addirittura in un recinto, Ricci e Cerasoli, «pur comprendendo la necessità di operare al fine di garantire l’incolumità degli animali e dei turisti al medesimo tempo», sottolineano però «come queste misure non possano diventare la soluzione di default di fronte a comportamenti irresponsabili nei confronti della fauna selvatica, spesso messi in atto solo per ottenere uno scatto per i social o il brivido di un contatto diretto. Non si potranno certo dislocare tutti i cervi presenti nelle aree montane né continuare a far pagare agli animali i comportamenti errati delle persone».

«Condividiamo la decisione del sindaco di Scanno di emanare un’ordinanza che vieti in maniera netta di avvicinare e disturbare cervi ed altri animali selvatici. Sappiamo che in alcune aree a vocazione turistica la presenza di grandi mammiferi vicino ai centri abitati genera un indotto turistico considerevole, che tra l’altro spesso viene volontariamente omesso da alcune associazioni di categoria che vedono nella fauna solo un problema. È tuttavia fondamentale che gli Enti gestori delle aree protette e le amministrazioni locali mettano in atto tutte le misure comunicative, di controllo, e repressive necessarie a scongiurare nuovi episodi come quelli degli ultimi giorni», concludono Ricci e Cerasoli.