29 Agosto 2026 - 15:54:12
di Vanni Biordi
Una prescrizione medica su tre, in Abruzzo, si trasforma in una prenotazione per una prima visita specialistica nel Servizio sanitario nazionale.
È il 33,7%, la percentuale più bassa tra le Regioni e le Province autonome secondo i dati della nuova piattaforma nazionale per il monitoraggio delle liste d’attesa. La media italiana è del 50,3%, mentre la Provincia autonoma di Bolzano arriva al 67,7%.
Il dato è stato rilanciato dal segretario regionale del Pd Daniele Marinelli e dal capogruppo in Consiglio regionale Silvio Paolucci, che lo leggono come il segnale di una sanità abruzzese incapace di garantire un accesso adeguato alle cure.
«Solo una ricetta su tre diventa una visita», sostengono, collegando il fenomeno alle liste d’attesa, alla carenza di personale e al ricorso al privato. Qui serve però una precisazione. Il 33,7% non significa che soltanto un paziente su tre venga curato o che due persone su tre rinuncino alla visita. L’indicatore misura il passaggio dalla prescrizione alla prenotazione effettiva attraverso il CUP. Una quota delle ricette può non essere utilizzata per motivi diversi perché il paziente può cambiare idea, aver ricevuto una prescrizione errata o aver richiesto la ricetta per finalità assicurative.
AGENAS stima che queste ragioni possano spiegare, in alcuni casi, il 25-30% delle mancate prenotazioni. Quando però le percentuali diventano molto elevate, l’Agenzia considera possibile la presenza di problemi nell’accesso alla prenotazione. È quindi questo il punto da chiarire in Abruzzo. Quante prescrizioni restano senza appuntamento perché il cittadino non ne ha più bisogno e quante, invece, perché non riesce a ottenere una risposta dal sistema sanitario? Per Marinelli e Paolucci il dato conferma la necessità di intervenire anche sul fronte delle disuguaglianze.
Il Pd propone, tra le altre cose, una revisione dei criteri di esenzione dal ticket, con maggiore attenzione alle condizioni economiche reali delle famiglie. La questione, però, non si esaurisce nel confronto politico. Servono dati regionali più dettagliati per capire dove si interrompe il percorso tra medico, CUP e prestazione. Solo allora sarà possibile stabilire quanto pesino le agende insufficienti, i tempi d’attesa, le ricette non utilizzate e le eventuali difficoltà del sistema di prenotazione.
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