31 Agosto 2026 - 11:52:04
di Vanni Biordi
Ci siamo presi la briga di interpretare le parole con cui Pierluigi Biondi ha affidato alla 732esima Perdonanza il suo ultimo saluto da sindaco.
Abbiamo notato che c’è qualcosa di più di un bilancio amministrativo. C’è la consapevolezza che alcuni riti, quando durano abbastanza a lungo, finiscono per diventare una parte della biografia di chi li vive e della memoria collettiva della città.
Biondi lega esplicitamente la Perdonanza a due date della storia aquilana: il 6 aprile 2009 e il 23 settembre, giornata dedicata ai Nove Martiri. Il filo che unisce questi riferimenti è la memoria. La Perdonanza, in questa lettura, non appartiene soltanto alla dimensione religiosa.
È diventata anche uno spazio civile nel quale L’Aquila riconosce se stessa, soprattutto attraverso ciò che ha subito e attraverso la capacità di rialzarsi. È interessante, però, il modo in cui il sindaco descrive il rapporto personale con il rito. Biondi racconta l’immagine di sé inginocchiato davanti alla Porta Santa, nel momento della sua apertura, con un pensiero rivolto a Dio e a Celestino V. Quel gesto interrompe per un momento il linguaggio della politica e introduce quello della responsabilità personale. Il sindaco non parla soltanto della città che ha amministrato. La affida simbolicamente a qualcosa che considera più grande del proprio mandato.
C’è poi un altro passaggio significativo. Biondi rivendica il lavoro compiuto per rendere la Perdonanza «più conosciuta nel suo significato spirituale» e «più attrattiva nelle proposte laiche». È qui che emerge una delle tensioni più interessanti dell’evento: tenere insieme fede e dimensione pubblica senza trasformare l’una nell’altra. La Perdonanza può essere una celebrazione religiosa e, nello stesso tempo, un fatto culturale e identitario. Ma proprio questa doppia natura richiede equilibrio. Il saluto di Biondi assume così un valore inevitabilmente politico, anche quando sceglie parole religiose e personali. Il riferimento all’«ultima volta da sindaco» segna la fine di una stagione amministrativa e colloca la Perdonanza dentro la storia personale del primo cittadino.
La sua ultima apertura e chiusura della Porta Santa, perciò, è anche un passaggio di consegne simbolico tra chi ha governato la città e la comunità che continuerà a celebrare quel rito.
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