08 Settembre 2026 - 11:34:30
di Martina Colabianchi
Prosegue il dibattito sulla suggestione della “Quinta Provincia” abruzzese, rilanciata con forza dal sindaco di Avezzano Giovanni Di Pangrazio anche alla luce della la proposta del collegio unico regionale per l’elezione del presidente e del Consiglio regionale d’Abruzzo, proposta che porrebbe ai margini i comuni delle aree interne soprattutto in termini di rappresentanza.
Le aree interne, invece, per il primo cittadino di Avezzano ma anche di altri comuni marsicani e non solo, devono tornare ad essere valorizzate nelle loro peculiarità anche a fronte di uno spopolamento che pare ormai irreversibile.
Ad entrare in tema è ora Nello Simonelli, responsabile regionale di Nazione Futura in Abruzzo, che si chiede, però, cosa cambierebbe concretamente nella vita di chi abita nella Marsica e nelle aree interne se il progetto della “Quinta Provincia” andasse in porto.
«Un cittadino vuole sapere se avrà servizi migliori, collegamenti ferroviari e stradali più efficienti, città e paesi più sicuri, maggiori opportunità di lavoro, servizi pubblici accessibili e un territorio nel quale i propri figli possano scegliere di rimanere. Se la ‘Quinta Provincia’ può contribuire a raggiungere questi risultati, discutiamone. Ma prima dobbiamo capire cosa sia e come dovrebbe funzionare. Quali territori coinvolgerebbe? Quali funzioni avrebbe? Quali risorse? Quale rapporto con Comuni, Province, Regione e Stato? E soprattutto: quali risultati concreti dovrebbe produrre e in quanto tempo? – queste le domande che si pone Simonelli -. Prima viene il progetto, poi, eventualmente, il nome».
Simonelli prende le distanze tanto dalle contrapposizioni tra maggioranza e opposizione quanto dall’idea che un grande progetto territoriale possa essere realmente “apolitico e apartitico”. Infatti, l’idea della “Quinta Provincia” ma anche la lotta al collegio unico vengono da rappresentanti civici e non politici.
Ma, dice Simonelli, «decidere dove investire, quali infrastrutture realizzare, quali servizi difendere e come utilizzare le risorse significa fare politica, come è giusto che sia».
«Anche un’iniziativa che nasce civica, apartitica o trasversale, quando vuole passare dalle parole ai fatti, deve necessariamente trovare uno sbocco politico e istituzionale. Altrimenti rimane una dichiarazione di intenti. E sarebbe ingenuo confondere una neutralità dichiarata oggi con una garanzia di neutralità per il futuro».
«Non servono patenti preventive di neutralità: servono trasparenza e chiarezza. Diciamo cosa vogliamo costruire, con chi, attraverso quali strumenti e assumendoci quali responsabilità. Saranno poi i fatti a dimostrare se un progetto appartenga realmente a un territorio oppure finisca per diventare il percorso politico di qualcuno», prosegue.
«La buona politica non è un corpo estraneo da espellere. È lo strumento attraverso il quale le esigenze di una comunità possono diventare decisioni, risorse e atti concreti. La vera sfida non è costruire qualcosa senza politica: è pretendere che la politica sia all’altezza».
Da qui la proposta di Simonelli: «Si convochi un tavolo realmente plurale e rappresentativo dei territori e si parta da pochi obiettivi verificabili: sanità, collegamenti, sicurezza e presidio del territorio, difesa dei servizi e dei presidi istituzionali, lavoro, sviluppo industriale e agricolo, innovazione e opportunità per i giovani».
«In questo percorso Avezzano deve avere l’ambizione di esercitare una funzione di guida della Marsica. Non attraverso vecchi campanilismi o battaglie di bandiera, ma dimostrando capacità di mettere insieme territori, istituzioni e competenze diverse per ottenere risultati. Alla maggior parte dei cittadini interessa poco sapere chi abbia vinto una polemica politica: interessa sapere se domani avrà un servizio in più o un’opportunità in meno».
«Per troppi anni abbiamo discusso solo di quello che la Marsica rischiava di perdere. Dobbiamo continuare a difendere ciò che è essenziale, ma un territorio non può costruire il proprio futuro limitandosi alla difesa. La Marsica deve tornare a ragionare in grande: non soltanto chiedersi cosa non vuole perdere oggi, ma decidere cosa vuole diventare domani».
«Per questo non mi interessa iscrivermi al fronte del sì o del no sulla “Quinta Provincia” – conclude Simonelli -. Se sarà uno strumento capace di produrre risultati, avrà senso sostenerlo. Se servirà solo a generare confusione, no. Se emergeranno soluzioni migliori, ancora, dovremo avere la libertà di riconoscerlo. Perché alla fine ai cittadini non interessa come si chiama il progetto. Interessa se funziona».
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