Conferenza donne democratiche su femminicidi e iniziative: "Basta inerzia di Governo e Regione"
08 Settembre 2026 - 18:45:46
ben 78 donne prese in carico nel corso del 2025 restituiscono la misura
di un’emergenza quotidiana e pervasiva. Una realtà sommersa che riguarda
donne di ogni età, nazionalità e condizione sociale, spesso madri, e che
si inserisce nella tragica scia di violenza estrema di questa estate,
segnata dagli ennesimi femminicidi, culminati nell’atroce e disumano
assassinio della veterinaria Lorena Isceri. Quello che sottolineano le
operatrici che animano il Cav dell’Aquila, alle quali va tutta la nostra
solidarietà e il nostro sostegno per il lavoro che ogni giorno portano
avanti, è anche legato all’importanza di questi numeri non solo dal
punto di vista della quantità, che per noi sarà enorme fino a quando non
è rimarrà neanche una, ma anche dal punto di vista della qualità ossia
del fatto che i dati, i numeri della violenza così come delle principali
questioni sociali, in Italia non siano accessibili e aggiornati e spesso
resi invisibili. Eppure, riferiscono le operatrici del Cav, sono proprio
questi dati a permettere di monitorare ciò che accade realmente sul
territorio. Rende visibili le vite, le biografie, la viva vita delle
persone e in questo caso delle donne vittime di violenza e
femminicidio”, così per la Conferenza delle Donne Democratiche Roberta
Tomasi, Portavoce regionale, Eva Fascetti, Portavoce Provincia
dell’Aquila, Daniela Senese – Coordinatrice Tavolo Violenza.
A quelli della città di L’Aquila si affiancano i dati forniti dal CAV di
Avezzano, La Casa delle Donne nella Marsica, della Coop. Be Free, che
solo nel 2025 ha accolto e preso in carico 68 donne (43 italiane e 25
straniere).
“Condividiamo l’amaro appello del padre di Melania Rea che fa seguito
alle parole del padre di Lorena Isceri e ci uniamo al suo dolore, che è
quello di troppe donne e familiari lasciati soli – così Daniela Senese,
coordinatrice del Tavolo Violenza della Conferenza – . Dopo l’uccisione
di Melania sono state approvate numerose leggi contro la violenza sulle
donne e il femminicidio, eppure le donne continuano a morire e la
violenza non si ferma. Le leggi da sole non bastano se manca una reale
volontà di applicarle e di sostenere chi ogni giorno lavora sul campo.
Lo Stato non può limitarsi all’indignazione del momento: serve una
svolta concreta. Significa intervenire prima che sia troppo tardi,
potenziare le tutele normative e rendere davvero efficaci i dispositivi
di sicurezza. Ma soprattutto, significa garantire risorse adeguate e
stabili ai Centri Antiviolenza e investire in un’educazione strutturale
nelle scuole, perché la prevenzione è l’unico vero strumento per
spezzare questa catena di sangue. Non possiamo continuare ad assistere
passivamente a questa strage continua”.
“Come Conferenza delle Donne Democratiche dell’Abruzzo, quindi e ancora
una volta sentiamo il dovere politico e morale di denunciare con forza
il clima culturale e sociale in cui maturano questi crimini – riprendono
Roberta Tomasi ed Eva Fascetti – . Quando noi donne decidiamo di
riprenderci la nostra vita e la nostra libertà, la reazione violenta del
partner o dell’ex diventa l’estremo tentativo di ristabilire un dominio
mascherato da sentimento. Ci indigna profondamente e denunciamo la
responsabilità politica di chi, di fronte a questa strage continua,
ancora si ostina a negare la matrice sistemica della violenza. Rifiutare
l’uso della parola femminicidio, derubricare i delitti a “fatti di
cronaca passionale” o sminuire la portata del fenomeno è un atto
politico pericoloso. Questo negazionismo culturale si nutre dei modelli
regressivi e maschilisti che oggi trovano sponda nelle destre e in
narrazioni pubbliche sdoganate da figure che avvelenano il dibattito
pubblico e politico. Si tratta di un rigurgito reazionario che punta a
rimettere in discussione l’autodeterminazione delle donne, a
colpevolizzarle e a riportare indietro l’orologio dei diritti civili.
Non permetteremo che la libertà delle donne venga subordinata a questa
propaganda. Di fronte a tutto questo, la politica ha il dovere di
scegliere da che parte stare. La nostra bussola è chiara: pretendiamo la
piena e rigorosa attuazione della Convenzione di Istanbul, traducendola
in risorse vere, tutela e azioni politiche concrete. I CAV — come quello
dell’Aquila e tutti quelli che lavorano nella nostra regione — non sono
semplici erogatori di servizi, ma presidi fondamentali di libertà,
luoghi di accoglienza, protezione ed emancipazione gestiti da operatrici
dotate di esperienza e di competenza irrinunciabili. I CAV operano in un
costante affanno finanziario, erogando servizi di pubblica utilità e di
tutela della vita il cui altissimo valore professionale non viene ancora
adeguatamente riconosciuto né garantito. Sostenere i CAV significa
assicurare finanziamenti strutturali, stabili e certi, superando la
precarietà dei bandi a termine e restituendo il giusto valore alla
competenza e alla dedizione quotidiana delle operatrici antiviolenza. È
qui che le donne trovano ascolto professionale e la forza per uscire
dalla violenza. Oggi la risposta della maggioranza di governo punta su
soluzioni di facciata che disperdono risorse pubbliche in nuovi apparati
amministrativi anziché destinarle direttamente al potenziamento dei
servizi territoriali. La Convenzione di Istanbul impone il principio
delle Politiche Integrate (Prevenzione, Protezione, Perseguimento dei
reati). In Abruzzo manca un coordinamento stabile ed efficace tra
sanità, servizi sociali, forze dell’ordine, tribunali e Centri
Antiviolenza, lasciando spesso la donna sola ad affrontare la
frammentazione burocratica e il rischio di vittimizzazione secondaria.
Rivendichiamo l’introduzione della Educazione sessuo-affettiva nelle
scuole come la vera prevenzione. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: la
repressione da sola non basta se non si interviene sulle radici
culturali. Sosteniamo con forza l’introduzione dell’educazione
sessuo-affettiva e al rispetto delle differenze in tutte le scuole di
ogni ordine e grado e chiediamo l’approvazione della proposta di legge
presentata in Consiglio regionale. Dobbiamo sradicare gli stereotipi di
genere fin dall’infanzia, insegnando il valore del consenso, l’empatia e
la gestione della frustrazione emotiva. La violenza si sradica educando,
non voltando le spalle al problema. Riteniamo necessario stanziare
misure per l’Autonomia Economica: nessuna donna può uscire dalla
violenza senza indipendenza economica. Sosteniamo un’integrazione
regionale al Reddito di Libertà e protocolli d’intesa con le aziende del
territorio per il re-inserimento lavorativo prioritario delle donne
affiancate dai CAV. Sradicare la violenza significa fare prevenzione
culturale fin da giovani, dare autonomia economica e protezione certa a
chi trova la forza di denunciare. Non un passo indietro sulla libertà e
sulla vita delle donne. E sulla loro protezione dalla violenza”,
concludono.
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