17 Settembre 2026 - 17:28:10

di Marco Giancarli

Dopo la chiusura della ferrata dei Ginepri, ex ferrata Brizio, il Gran Sasso perde un’altra via attrezzata storica quella che porta al bivacco Andrea Bafile, peraltro smontato dal Cai il 16 novembre 2024 e del quale non si hanno più tracce, ma questa è un’altra storia.

Con un’apposita ordinanza sindacale infatti, il Comune di Isola del Gran Sasso, competente per il tratto dove si trova la via ferrata, ha disposto l’immediata chiusura perché, come recita il documento, “veniva appunto segnalato da parte dei Carabinieri forestali, il danneggiamento di parte di detta via ferrata”.

Un’altra mazzata per i frequentatori del massiccio e che rappresenta l’ennesima chiusura, per le stesse ragioni, dopo quella della ferrata dei Ginepri, e dopo tutte le promesse non mantenute sul sentiero del Centenario aperto ufficialmente solo nel tratto che ricade nel Comune dell’Aquila.

Ma a chi spetta la manutenzione delle ferrate sul Gran Sasso?

Spetta in parte al Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga che negli anni ha affidato ad alcuni professionisti, l’incarico di eseguire le manutenzioni necessarie affinché non si arrivasse a situazioni come queste a causa delle quali, prima il Parco e poi il Comune di Isola del Gran Sasso, si sono trovate costrette a chiudere (formalmente) gli accessi, per evitare che in caso di incidenti, gli enti venissero coinvolti in contenziosi legali.

Ma cosa si vuole fare del Gran Sasso? Da quota rifugio Duca degli Abruzzi a salire fino al Corno Grande, l’impressione è che sia tutto lasciato al caso o meglio al fato, con l’indolenza di chi dovrebbe intervenire e che invece si gira dall’altra parte rifugiandosi in ordinanze che, certamente, mettono al riparo da contenziosi legali, ma che nella sostanza rappresentano il fallimento di un sistema che risulta essere più attento a schivare denunce che a porre in essere le giuste politiche di sviluppo di cui il Gran Sasso, soprattutto quello di quota, avrebbe bisogno.

Il risultato ahinoi è quello che chi conosce il Gran Sasso vede ogni giorno. Un territorio che non avrebbe nulla da invidiare ad altre regioni verdi del Paese e che invece finisce per essere sempre l’ingranaggio cigolante del sistema montano italiano che invece è già proiettato al futuro.

A questo si aggiunge la manutenzione del sentiero del Centenario la cui percorribilità, ufficialmente, è possibile solo nel tratto di competenza del Comune dell’Aquila, con buona pace dei proclami degli ultimi mesi.